All’Angelus della III Domenica di Quaresima, dopo la meditazione sul Vangelo che parla di Gesù e della donna samaritana al pozzo, le attese parole di Leone XIV sull’attuale situazione in Iran e in Medio Oriente. Oltre alla costernazione manifestata, la richiesta di far tacere le armi. Inoltre, nella Giornata Internazionale della Donna, che è coincisa con questa domenica, il rinnovo dell’impegno per il riconoscimento della dignità della donna al pari di quella dell’uomo e, in particolare, solidarietà e preghiera per le donne che subiscono discriminazioni e violenze fin dall’infanzia.
Città del Vaticano – In un’assolata mattinata, circa quindicimila persone si sono recate in piazza San Pietro per la preghiera dell’Angelus. Un’occasione per riflettere sulle parole di un Vangelo che interroga profondamente la coscienza di ciascuno, la sete di divino e di assoluto che intride le nostre vite, ma anche l’opportunità di fermarsi e pregare con il Papa per un cessate il fuoco urgente in Iran, in Medio Oriente e in tutte le zone di guerra.
Gesù è la risposta di Dio alla nostra sete
Leone ricorda subito che il dialogo tra Gesù e la samaritana insieme alla guarigione del cieco nato e alla risurrezione di Lazzaro accompagnavano il percorso dei catecumeni che avrebbero ricevuto il battesimo a Pasqua. Queste stesse pagine, infatti, le riascoltiamo come comunità in queste domeniche di Quaresima.
“Gesù è la risposta di Dio alla nostra sete“, afferma Leone. È un incontro con una persona vivente che attiva in ciascuno «una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» ( Gv 4,14). Una sorgente che, come scriveva Etty Hillesum nel suo diario, a volte si riesce a raggiungere, altre è coperta da pietre e sabbia, per cui bisogna dissotterrare un Dio che è stato sepolto. Il Papa, perciò, incoraggia i fedeli dicendo che non vi è energia spesa meglio di quella dedicata a liberare il cuore, a ricercare questa sorgente.
Nel Vangelo di questa domenica viene inoltre raccontato che i discepoli erano meravigliati del fatto che Gesù conversasse con una donna, ma dalla risposta del Signore («Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura». cfr. Gv 4,35), Egli sembra ancora dirci “Alza gli occhi e riconosci le sorprese di Dio!”. Fuor di metafora, anche quando non vediamo nulla, la grazia sta già operando e i frutti sono pronti per essere raccolti. Spesso noi, operai della messe, siamo affaccendati e distratti dalle attività che svolgiamo, ma Gesù continua ad essere attento ai nostri bisogni e, come con la samaritana, ci parla, ci ascolta e ci dà credito “senza secondi fini e senza disprezzo”. Molti cercano questa delicatezza e disponibilità nella Chiesa, perciò è bello, dice Leone, dare questa attenzione a chi incontriamo.
Il pontefice conclude la riflessione anticipando la forza delle parole che pronuncerà dopo la preghiera dell’Angelus e dicendo che occorre chiedere “di poter servire, con Gesù e come Gesù, l’umanità assetata di verità e di giustizia“, perché “non è il tempo delle contrapposizioni tra un tempio e l’altro, tra noi e gli altri“. Leone infatti ribadisce che Dio cerca “uomini e donne di pace” ed è sicuramente ciò di cui l’umanità ha bisogno in questo tempo di conflitti a livello mondiale.
La costernazione per le notizie da Iran e Medio Oriente e il pensiero alla donne nella Giornata Internazionale a loro dedicata
Dopo l’Angelus, Leone sottolinea subito la profonda costernazione che prova per quanto sta accadendo in Iran e in tutto il Medio Oriente. Il timore è che il conflitto si allarghi anche ad altri Paesi della regione, tra cui “il caro Libano“, dove è stato per il suo primo viaggio apostolico tra fine novembre e inizio dicembre 2025, e che questo possa far sprofondare nell’instabilità tutta l’area.
Ai fedeli chiede ancora di pregare per la pace, “perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli”. Poi l’affidamento a Maria, Regina della Pace, di tutti coloro che soffrono a causa della guerra.
In occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, immancabile un pensiero per tutte le donne. In primis, il rinnovo dell’impegno dei cristiani, fondato sul Vangelo, per il riconoscimento di una pari dignità di donne e uomini e poi la solidarietà e la preghiera in particolare per le donne che dall’infanzia subiscono discriminazioni e forme di violenza.
Infine, il benvenuto a studenti provenienti da Texas, Missouri e Indiana, negli Stati Uniti d’America, e dalla Spagna, ai pellegrini provenienti da Perù, Panama, Honduras, Messico e Cile, ai fedeli da varie parti d’Italia, tra cui anche da Gravina in Puglia.
Infine, il consueto augurio a tutti di una buona domenica.