Leone XIV all’Angelus, meditando il Vangelo delle Beatitudini, consegna ai fedeli la bellezza di questa “legge nuova” che “rinnova la nostra vita e la rende buona”. Dopo la preghiera, il pensiero del Papa va alle tensioni tra Cuba e USA, alle vittime della frana nella miniera della Repubblica Democratica del Congo, a Portogallo e Italia Meridionale colpite dalle tempeste e al Mozambico provato dalle inondazioni. E poi, dopo gli auguri a organizzatori e atleti dei Giochi di Milano-Cortina, l’invocazione di una concreta tregua olimpica.
Febbraio inizia con una delle pagine più suggestive del Vangelo, Mt 5,1-12. In questi versetti del 5° capitolo di Matteo, il Signore annuncia le Beatitudini, accendendole come luci per tutta l’umanità nella penombra della storia.
Una legge che rinnova la vita
Le Beatitudini sono una legge nuova, scritta nei cuori e non sulla pietra come le tavole mosaiche. Questa legge rinnova la nostra vita, la rende buona, anche quando agli occhi del mondo quell’esistenza può sembrare un fallimento. I poveri e gli afflitti sono beati solo agli occhi di Dio perché Egli si dona a tutti, anche a loro, con amore infinito. I cercatori di pace e giustizia solo in Dio possono saziarsi. I miti, i misericordiosi e i puri di cuore solo in Dio trovano gioia. I perseguitati trovano in Dio la fonte di riscatto e coloro che sperimentano la menzogna trovano in Lui l’àncora della verità.
Gesù proclama “Rallegratevi ed esultate!”m presentando un Dio che ribalta le prospettive del mondo, quelle per cui i prepotenti restano sempre padroni sulla Terra e la felicità appartiene ai ricchi. Il Cristo, invece, assume su di sé le condizioni di ciascuna categoria che cita nel suo stesso discorso: “Egli è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce”.
Non sono i “vincitori” a scrivere la storia, ma un Dio che salva gli oppressi, che dona speranza “anzitutto a chi il mondo scarta come disperato”.
Per papa Leone, dunque, le Beatitudini diventano una prova della felicità, dono che si condivide e che risiede nelle relazioni che ci accompagnano. Solo a causa di Cristo e grazie a Lui, l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti, in una consolazione e una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione.
Dopo l’Angelus: il pensiero ai popoli nella prova e l’invocazione di una tregua olimpica
Terminata la preghiera dell’Angelus, da subito il Pontefice ha espresso preoccupazione per l’aumento delle tensioni tra Cuba e Stati Uniti d’America, unendosi al messaggio dei Vescovi cubani, per invitare i responsabili a un dialogo sincero ed efficace, evitando violenze e ulteriori sofferenze per i civili. A seguire, il pensiero per le vittime della frana nella miniera del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. La preghiera anche per i defunti e per coloro che soffrono a causa delle tempeste che hanno colpito Portogallo e Italia meridionale. E poi un pensiero particolare al Mozambico provato dalle inondazioni.
Papa Leone ha anche fatto cenno alla “Giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo” che si celebra il 1° febbraio in Italia. La Giornata si rivela in questo momento storico di particolare attualità per il numero di vittime civili di azioni armate che nel mondo violano la morale e il diritto.
Dato l’approssimarsi dell’avvio dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina e dei successivi Giochi Paralimpici, Prevost, da buon amante dello sport, oltre che nel suo ruolo istituzionale, ha rivolto gli auguri agli organizzatori e agli atleti, ricordando in tale occasione il senso della tregua olimpica e la possibilità che la stessa venga messa in atto attraverso gesti concreti di distensione e di dialogo.
In chiusura, il consueto saluto del Papa ai romani e ai pellegrini italiani e non, oggi provenienti da Corbetta, vicino Milano, da varie città della Polonia e da Argentina, Croazia, Guatemala, San Salvador e Spagna.