Nell’Angelus della IV Domenica di Quaresima ancora un appello del Papa per il cessate il fuoco e per il dialogo. Anche nella pomeridiana visita pastorale alla Parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo ha sottolineato non solo la necessità del dialogo ma anche che “non si può coinvolgere il nome di Dio nelle scelte di morte“. Al mattino di lunedì 16 Leone è stato chiamato da Abu Mazen per parlare dei preoccupanti sviluppi del conflitto in Medio Oriente e delle condizioni di vita del popolo palestinese.
Città del Vaticano – Metà Quaresima, IV Domenica detta “Laetare”, del rallegrarsi, dunque. Ma c’è poco da rallegrarsi con l’attuale situazione internazionale. Forti le parole del Papa arrivano dalla finestra del suo studio ai cuori dei ventimila fedeli di piazza San Pietro.
È il primo Angelus del Pontefice da casa. Sì, perché solo lo scorso sabato Leone XIV si è trasferito a vivere dal Sant’Uffizio all’appartamento del Palazzo Apostolico che, rimasto inabitato dalle dimissioni di Benedetto XVI e utilizzato solo per ricevere ospiti, è stato oggetto di ristrutturazione negli ultimi dieci mesi, a partire dai giorni successivi alla sua elezione. Lo studio dalla cui finestra il Pontefice si affaccia su Piazza San Pietro ogni domenica è infatti parte degli ambienti che compongono l’appartamento papale.
Portare la luce del Vangelo attraverso un impegno di pace, giustizia e solidarietà
Un Vangelo provvidenziale quello del “cieco nato” (cfr Gv 9,1-41). Un ottimo “assist” per Papa Leone per approdare poi alle parole pronunciate dopo l’Angelus. La pagina di Giovanni parla del mistero della salvezza. Gesù, luce del mondo, viene ad aprire gli occhi ai ciechi e a illuminare la vita, mentre il mondo cammina nelle tenebre e, nella sua cecità, non riesce a vedere in profondità il mistero della vita. La fede è in quel gesto di Gesù che mette sugli occhi fango impastato a saliva, prende il nostro fango e lo impasta al respiro della sua grazia, e così ridà la vista, riapre gli occhi.
Come dice Papa Leone, la fede non va vissuta come un salto nel buio, ma con occhi aperti, partecipando al modo di vedere di Cristo (Enc. Lumen fidei, 18), soprattutto davanti alle sofferenze degli altri e alle ferite del mondo.
E allora, in questo tempo storico, questo Vangelo ci ricorda proprio quanto ci sia “bisogno di una fede sveglia, attenta e profetica, che apra gli occhi sulle oscurità del mondo e vi porti la luce del Vangelo attraverso un impegno di pace, di giustizia e di solidarietà“.
L’appello al cessate il fuoco e al dialogo
Al termine della preghiera dell’Angelus, Leone concentra subito il suo discorso sul conflitto in Medio Oriente. Rivolge il pensiero ai profughi, alle vittime e ai loro familiari, a cui rinnova la vicinanza orante. Esprime anche grande preoccupazione per la situazione in Libano, auspicando cammini di dialogo per il bene comune dei libanesi.
Poi, scandisce con forza “A nome dei cristiani del Medio Oriente e di tutte le donne e gli uomini di buona volontà, mi rivolgo ai responsabili di questo conflitto: cessate il fuoco! Si riaprano percorsi di dialogo!“. Si ammutolisce per un attimo e la piazza – insolitamente durante il suo discorso dopo la preghiera mariana – libera un applauso di sostegno al suo appello. E poi Leone continua “La violenza non potrà mai portare alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono“. Ormai ogni domenica il pontefice rimarca questo desiderio che sale dal cuore dei popoli, ossia la pace, la stabilità e non la violenza.
Prosegue, infine, con il saluto ai fedeli provenienti da alcune diocesi italiane e dalla Spagna, chiudendo con il consueto augurio di buona domenica.
La visita pastorale a Ponte Mammolo e la chiamata di Abu Mazen
Per dare ancora più forza alle parole pronunciate dopo l’Angelus, Leone XIV, in visita pastorale al pomeriggio presso la Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù di Ponte Mammolo a Roma, all’inizio dell’omelia sottolinea nuovamente la necessità di dialogo e denuncia la pretesa di alcuni potenti di “coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano”.
Al mattino seguente, il Santo Padre ha ricevuto poi una telefonata da parte di Abu Mazen, la seconda dall’inizio del suo pontificato (la prima fu il 21 luglio 2025, a cui poi è seguita anche un’udienza privata lo scorso 6 novembre durante un viaggio del leader palestinese programmato da tempo, ndr) , per parlare dei preoccupanti sviluppi del conflitto in Medio Oriente e delle condizioni di vita del popolo palestinese. Con l’occasione, Leone ha ribadito che la Santa Sede prosegue il proprio impegno a favore della pace, che deve essere raggiunta attraverso il dialogo politico e diplomatico e il pieno rispetto del Diritto Internazionale.