Preghiera, elemosina e digiuno non sono solo le coordinate che la tradizione della Chiesa ci fornisce per vivere al meglio il tempo della Quaresima, ma, ci spiega Leone XIV, sono veri e propri strumenti di cooperazione con il Signore per realizzare il capolavoro unico della nostra vita, che permettono a lui di guarire le ferite, perché possiamo impegnarci a far fiorire quella vita in tutta la sua bellezza, fino alla pienezza dell’amore.
Città del Vaticano – Il Vangelo delle Tentazioni è una pagina che tocca da vicino ciascuno di noi. Viviamo immersi in un mare di continue sollecitazioni distanti dal Vangelo o comunque distraenti dall’essenza della nostra esistenza. Papa Leone XIV, durante l’Angelus, nella I Domenica di Quaresima, ha così consegnato alcuni consigli utili per affrontare al meglio questo tempo forte, e vivere la buona battaglia di tutti i giorni. Lo ha fatto davanti a una piazza gremita di almeno ventimila fedeli, in una giornata assolata e generosa di colori accesi, come lo è stata ad Assisi, dove, a inizio mattinata, è iniziata l’ostensione pubblica e prolungata delle spoglie mortali di San Francesco ed è stata celebrata la messa in Basilica superiore dal Legato Pontificio per le Basiliche Papali, card. Ángel Fernández Artime.
Come impegnarsi per far fiorire la vita
In Mt 4, 1-11 di parla di Gesù che resiste per quaranta giorni nel fisico e nello spirito alle tentazioni, mostrando a ciascuno come vincere gli inganni e le insidie. In questo tempo di Quaresima, preghiera, digiuno ed elemosina ci aiutano a rinnovare la cooperazione con il Signore per realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Se gli consentiamo di guarire le nostre ferite, potremo poi impegnarci per far fiorire la vita “in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera”.
Certamente, ricorda Papa Leone, è più facile scoraggiarsi e lasciarsi affascinare da ricchezza, fama, potere, le stesse tentazioni che ha dovuto combattere Gesù, ma queste stesse sono surrogati della gioia che ci lasciano insoddisfatti, inquieti e vuoti.
In questo tempo di Quaresima, quindi, possiamo vivere la penitenza come un impoverimento per la nostra umanità, ma come una pratica che ha «come termine l’amore e l’abbandono nel Signore» (San Paolo VI, Cost. ap. Paenitemini, 17 febbraio 1966, I) e che rende più intensa la nostra comunione con Dio e tra noi.
Come aumentare la comunione con Dio e tra noi
Per intensificare la comunione con Dio e tra noi, Papa Leone consiglia di pregare e praticare le opere di misericordia; dare spazio al silenzio facendo tacere tv, radio e telefoni; meditare la Parola accostandoci ai Sacramenti; ascoltare la voce dello Spirito Santo nonché i fratelli e le sorelle sia in famiglia, sia a lavoro che nelle comunità. Inoltre, occorre dedicare più tempo ad anziani, poveri e malati. Eliminando il superfluo, quel tempo risparmiato potrà essere condiviso con chi manca del necessario. E papa Leone conclude citando Sant’Agostino e dicendo che “allora «la nostra preghiera, fatta in umiltà e carità, nel digiuno e nell’elemosina, nella temperanza e nel perdono, dando cose buone e non restituendo quelle cattive, allontanandosi dal male e facendo il bene» (Sermo 206, 3), raggiungerà il Cielo e ci darà pace”.
Dopo l’Angelus
Il 22 febbraio ricorre il triste anniversario dello scoppio del conflitto in Ucraina. Papa Leone ha sottolineato che sono passati quattro anni e che la situazione è drammatica. Ha proseguito rinnovando con forza il suo appello perché “tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace”. Ha poi invitato tutti a pregare per il popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono nel mondo a causa di conflitti e guerre, perché possa risplendere su tutti l’atteso dono della pace.
Infine, ha concluso salutando i fedeli di Roma, i numerosi gruppi di pellegrini italiani e tutti coloro che sono convenuti da altri Paesi.