Azione Francescana

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Il Vangelo, lievito di fraternità e di pace

Leone XIV all’Angelus ha ricordato che, anche quando non ci sentiamo pronti, il Vangelo ci chiede il rischio della fiducia, di fare scelte. Va annunciato e vissuto in ogni circostanza e in ogni ambiente, perché sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli.

Città del Vaticano – Terza Domenica del Tempo Ordinario, Domenica della Parola di Dio, istituita ormai sette anni fa da Papa Francesco. Leone XIV lo ricorda nell’Angelus dalla finestra del Palazzo Apostolico, davanti a una piazza piena e assolata. E di Parola, di Vangelo, di annuncio oggi Leone parla profusamente.

Il rischio della fiducia

La meditazione del Santo Padre prende le mosse dal Vangelo odierno (cfr. Mt 4,12-22), in cui si racconta che Gesù, dopo aver ricevuto il battesimo, chiama i primi discepoli Simone – detto Pietro –, Andrea, Giacomo e Giovanni, e inizia la sua predicazione dopo che il Battista è stato arrestato. In un tempo che suggerirebbe prudenza, Gesù porta la luce annunciando che “Il regno dei cieli è vicino”.
Il Papa ci ricorda che, invece, per resistenze interiori o circostanze che riteniamo poco favorevoli, tante volte preferiamo rimandare una decisione, una scelta, lo stesso annuncio. Ma il Vangelo non è per gli inclini alle indecisioni o all’eccessiva prudenza. Chiede il rischio della fiducia, perché l’opera di Dio è perpetua e “ogni momento è buono per il Signore, anche se non ci sentiamo pronti o la situazione non sembra la migliore”.

Annunciare, superando confini e chiusure

Gesù inizia la predicazione in Galilea, terra abitata dai pagani, attraversata da genti di culture e religioni diverse. Supera i confini di Israele per farsi prossimo a tutti, senza esclusioni, mescolandosi nelle situazioni e nelle relazioni umane. Questo, sottolinea Leone, non solo dovrebbe insegnarci a non chiuderci in noi stessi, ma anche ad annunciare e vivere il Vangelo “in ogni circostanza e in ogni ambiente, perché sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli”.

Dopo l’Angelus: Domenica della Parola, Ucraina, Giornata dei malati di lebbra e Carovana per la Pace

Al termine della preghiera dell’Angelus, Papa Leone ha ricordato l’istituzione della Domenica della Parola di Dio da parte di Papa Francesco nel 2019, per promuovere in tutta la Chiesa la conoscenza della Sacra Scrittura e l’attenzione alla Parola nella Liturgia e nella vita delle comunità.
Il pensiero, poi, è andato alla popolazione ucraina, attaccata ed esposta al freddo dell’inverno. E anche in questa occasione non è mancato l’invito di Leone all’intensificazione degli sforzi da parte di tutte le parti in causa per porre fine al conflitto.
A seguire, il Pontefice ha espresso vicinanza ai malati di lebbra nella ricorrenza dell’odierna Giornata mondiale a loro dedicata. Dopo il benvenuto ai numerosi gruppi presenti in piazza, un saluto affettuoso è andato ai ragazzi dell’Azione Cattolica che, come ogni ultima domenica di gennaio, hanno dato vita con genitori, educatori e sacerdoti, alla Carovana per la Pace. L’occasione è stata propizia per invitarli ad essere operatori di pace in qualsiasi contesto e a non essere mai violenti, né con le parole né con i gesti.
Leone ha concluso pregando per la pace in Ucraina, in Medio Oriente, “in ogni regione dove purtroppo si combatte per interessi che non sono quelli dei popoli”, e dando appuntamento al pomeriggio con la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura per la chiusura della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Il Vangelo, lievito di fraternità e di pace

Leone XIV all’Angelus ha ricordato che, anche quando non ci sentiamo pronti, il Vangelo ci chiede il rischio della fiducia, di fare scelte. Va annunciato e vissuto in ogni circostanza e in ogni ambiente, perché sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli.

Città del Vaticano – Terza Domenica del Tempo Ordinario, Domenica della Parola di Dio, istituita ormai sette anni fa da Papa Francesco. Leone XIV lo ricorda nell’Angelus dalla finestra del Palazzo Apostolico, davanti a una piazza piena e assolata. E di Parola, di Vangelo, di annuncio oggi Leone parla profusamente.

Il rischio della fiducia

La meditazione del Santo Padre prende le mosse dal Vangelo odierno (cfr. Mt 4,12-22), in cui si racconta che Gesù, dopo aver ricevuto il battesimo, chiama i primi discepoli Simone – detto Pietro –, Andrea, Giacomo e Giovanni, e inizia la sua predicazione dopo che il Battista è stato arrestato. In un tempo che suggerirebbe prudenza, Gesù porta la luce annunciando che “Il regno dei cieli è vicino”.
Il Papa ci ricorda che, invece, per resistenze interiori o circostanze che riteniamo poco favorevoli, tante volte preferiamo rimandare una decisione, una scelta, lo stesso annuncio. Ma il Vangelo non è per gli inclini alle indecisioni o all’eccessiva prudenza. Chiede il rischio della fiducia, perché l’opera di Dio è perpetua e “ogni momento è buono per il Signore, anche se non ci sentiamo pronti o la situazione non sembra la migliore”.

Annunciare, superando confini e chiusure

Gesù inizia la predicazione in Galilea, terra abitata dai pagani, attraversata da genti di culture e religioni diverse. Supera i confini di Israele per farsi prossimo a tutti, senza esclusioni, mescolandosi nelle situazioni e nelle relazioni umane. Questo, sottolinea Leone, non solo dovrebbe insegnarci a non chiuderci in noi stessi, ma anche ad annunciare e vivere il Vangelo “in ogni circostanza e in ogni ambiente, perché sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli”.

Dopo l’Angelus: Domenica della Parola, Ucraina, Giornata dei malati di lebbra e Carovana per la Pace

Al termine della preghiera dell’Angelus, Papa Leone ha ricordato l’istituzione della Domenica della Parola di Dio da parte di Papa Francesco nel 2019, per promuovere in tutta la Chiesa la conoscenza della Sacra Scrittura e l’attenzione alla Parola nella Liturgia e nella vita delle comunità.
Il pensiero, poi, è andato alla popolazione ucraina, attaccata ed esposta al freddo dell’inverno. E anche in questa occasione non è mancato l’invito di Leone all’intensificazione degli sforzi da parte di tutte le parti in causa per porre fine al conflitto.
A seguire, il Pontefice ha espresso vicinanza ai malati di lebbra nella ricorrenza dell’odierna Giornata mondiale a loro dedicata. Dopo il benvenuto ai numerosi gruppi presenti in piazza, un saluto affettuoso è andato ai ragazzi dell’Azione Cattolica che, come ogni ultima domenica di gennaio, hanno dato vita con genitori, educatori e sacerdoti, alla Carovana per la Pace. L’occasione è stata propizia per invitarli ad essere operatori di pace in qualsiasi contesto e a non essere mai violenti, né con le parole né con i gesti.
Leone ha concluso pregando per la pace in Ucraina, in Medio Oriente, “in ogni regione dove purtroppo si combatte per interessi che non sono quelli dei popoli”, e dando appuntamento al pomeriggio con la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura per la chiusura della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

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