Papa Leone non si stanca di chiedere pace e di denunciare le sofferenze dei cristiani in Medio Oriente. Anche ieri, durante l’Angelus, lo ha fatto, mentre da poco il Card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, e il Custode di Terra Santa fra Francesco Ielpo, OFM, erano stati bloccati mentre procedevano per si recavano al Santo Sepolcro per le celebrazioni della Domenica delle Palme.
Città del Vaticano – Questa Settimana Santa non è iniziata coi migliori auspici. Mentre in Medio Oriente imperversa un conflitto che sembra faticare a trovare un argine, con sempre più ingenti ripercussioni sulle vite dei civili, i mercati internazionali e l’economia mondiale, accadono anche episodi che scuotono i cristiani di tutto il mondo, come l’alt intimato dalla Polizia israeliana al Card. Pierbattista Pizzaballa e a fra Francesco Ielpo (che avevamo ascoltato anche nel reportage a firma di Cinzia TH Torrini e dei Frati Minori di Puglia e Molise trasmesso al Teatro Petruzzelli per il concerto “Fratelli Tutti – Insieme con arte”, ndr) mentre si recavano al Santo Sepolcro. Sono avvenimenti che fanno comprendere quanto fragili siano gli equilibri in Terra Santa e quanto i cristiani di Medio Oriente – come in tante altre parti del mondo in cui sono in minoranza o sono in corso dei conflitti – possano soffrire in questo momento e siano limitati nella loro possibilità di vivere i riti della settimana più significativa dell’anno per la fede cristiana.
L’episodio è rientrato e lo stesso Patriarca latino ha cercato di smorzare i toni del confronto verbale, dichiarando poi di aver ricevuto garanzie da parte della Polizia, anche grazie al pronto dialogo col presidente Isaac Herzog, sull’accesso ai rappresentanti delle Chiese per la celebrazione delle liturgie e delle cerimonie della Settimana Santa, ma queste parole, che cercano di essere concilianti e di favorire una relazioni più distese, non cancellano la gravità di una situazione che non si verificava da secoli.
L’appello di Papa Leone all’Angelus: il pensiero per i cristiani in Medio Oriente, la preghiera per la pace e per i marittimi, vittime delle guerre, e i migranti morti in mare
Al termine della celebrazione della Domenica delle Palme in San Pietro, Papa Leone ha dichiarato la sua profonda vicinanza con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente che, appunto, “soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”.
Se nelle nostre chiese occidentali abbiamo il privilegio di poter solo contemplare il mistero della Passione del Signore, ci sono luoghi, invece, in cui i cristiani, come ha ricordato Papa Leone, partecipano in modo reale a questa sofferenza, con la loro esistenza, e questo deve interpellare la coscienza di tutti.
Il pontefice ha chiesto perciò di supplicare il Principe della pace “affinché sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”.
Inoltre, ha affidato al Signore i marittimi defunti o feriti, vittime di guerra, e i loro familiari. E poi ha ribadito con forza “Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace”.
La preghiera è stata estesa dal Papa anche a tutti i migranti morti in mare, in particolare per quelli morti nei giorni scorsi al largo dell’isola di Creta.
Leone XIV continua incessantemente a implorare la riconciliazione, la pace, il dialogo, e a invitare tutti alla preghiera. L’auspicio è che le sue parole trovino ascolto e accoglienza da parte di coloro che sono i fautori dei conflitti e che la pace venga agita, non più solo anelata.