Azione Francescana

Azione FrancescanaNews dalla Chiesa

“La nostra gioia si fonda sul saperci amati e voluti dal Padre”

Il Battista insegna a riconoscere la propria piccolezza davanti a Dio e fare spazio alla sua grandezza. Oggi alcune parole molto francescane durante l’Angelus di Papa Leone, affiorate nell’invito alla sobrietà, alla semplicità, all’abbandonare le apparenze e al fare deserto per incontrare il Signore. Al termine, l’incoraggiamento a pregare per l’unità dei Cristiani, il pensiero ai conflitti in Repubblica Democratica del Congo e la preghiera per le vittime delle inondazioni in Africa Meridionale.

Città del Vaticano – Seconda domenica del Tempo Ordinario, ore 12.00, Leone XIV si affaccia dal Palazzo Apostolico per parlare del Vangelo del giorno ai numerosi fedeli accorsi, pregare l’Angelus e lasciare al termine le sue parole di conforto e preghiera.

Riconoscere la propria piccolezza per fare spazio alla grandezza di Dio

Il Vangelo del giorno (Gv 1,29-34) parla del Battista che riconosce in Gesù l’Agnello di Dio, il Messia. Giovanni, da quel frangente in poi, comprende di aver esaurito il suo compito, perché era arrivato colui a cui aveva preparato la via. In quel momento storico, Giovanni è molto amato dalle folle, ma non fatica a fare un passo indietro e a non farsi sedurre dalla tentazione del successo e della popolarità.

No ai surrogati di felicità, sì alla gioia di sapersi amati e voluti dal Padre

Papa Leone ci ricorda la straordinarietà della testimonianza del Battista, quantomai attuale in un mondo dove si dà importanza eccessiva alla visibilità, tanto che da essa sono condizionati comportamenti, idee, stati d’animo e ne derivano sofferenze e divisioni. Si diffondono così surrogati di felicità, stili di vita effimeri, deludenti, imprigionanti di cui non abbiamo bisogno, perché, come ci ricorda il Papa, “la nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli”.

L’amore di Gesù è nel suo farsi prossimo a noi

Leone sottolinea come l’amore di Gesù non si manifesti con effetti speciali ma consista nel condividere la nostra fatica, i nostri pesi e nel mostrarci quanto valiamo ai suoi occhi.
Per questo è importante non farsi trovare distratti al suo passaggio e non profondere energie in inutili apparenze, ma piuttosto amare le cose semplici e sincere, “vivendo con sobrietà e profondità di mente e di cuore, accontentandoci del necessario e trovando possibilmente ogni giorno un momento speciale, in cui fermarci in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare, insomma a fare deserto, per incontrare il Signore e stare con Lui”.
Queste consolanti parole riportano alla memoria anche tanti insegnamenti che riceviamo ogni giorno dal carisma francescano, un carisma che in questo anniversario degli 800 anni dal Transito del Poverello di Assisi attraverserà ancor più la Chiesa Universale.

La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani e il pensiero all’Africa

Al termine della preghiera dell’Angelus, il Papa ha incoraggiato i fedeli a pregare nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che è alle porte. Il richiamo costante all’unità nel suo Pontificato, evidente sin dalla scelta del motto “In Illo uno unum” (“Nell’unico Cristo siamo uno”, sant’Agostino, Sermone sull’Esposizione sul Salmo 127), è risuonato ancora più forte in questo invito alla preghiera.
Subito dopo è tornata alla mente anche l’apertura del suo primo discorso dalla Loggia delle Benedizioni (“La pace sia con tutti voi”), quando ha sottolineato “Questo nostro impegno per l’unità si deve accompagnare coerentemente con quello per la pace e per la giustizia nel mondo”. Unità e pace, temi imprescindibili e inscindibili per Leone XIV. Il suo pensiero, infatti, oggi è andato alla popolazione dell’est della Repubblica Democratica del Congo, costretta a fuggire verso il Burundi, a causa della violenza e di una grave crisi umanitaria. Infine, Leone ha assicurato la preghiera per le vittime delle inondazioni in Africa meridionale. La chiusura, al solito, con i saluti ai gruppi di fedeli presenti in piazza San Pietro.

“La nostra gioia si fonda sul saperci amati e voluti dal Padre”

Il Battista insegna a riconoscere la propria piccolezza davanti a Dio e fare spazio alla sua grandezza. Oggi alcune parole molto francescane durante l’Angelus di Papa Leone, affiorate nell’invito alla sobrietà, alla semplicità, all’abbandonare le apparenze e al fare deserto per incontrare il Signore. Al termine, l’incoraggiamento a pregare per l’unità dei Cristiani, il pensiero ai conflitti in Repubblica Democratica del Congo e la preghiera per le vittime delle inondazioni in Africa Meridionale.

Città del Vaticano – Seconda domenica del Tempo Ordinario, ore 12.00, Leone XIV si affaccia dal Palazzo Apostolico per parlare del Vangelo del giorno ai numerosi fedeli accorsi, pregare l’Angelus e lasciare al termine le sue parole di conforto e preghiera.

Riconoscere la propria piccolezza per fare spazio alla grandezza di Dio

Il Vangelo del giorno (Gv 1,29-34) parla del Battista che riconosce in Gesù l’Agnello di Dio, il Messia. Giovanni, da quel frangente in poi, comprende di aver esaurito il suo compito, perché era arrivato colui a cui aveva preparato la via. In quel momento storico, Giovanni è molto amato dalle folle, ma non fatica a fare un passo indietro e a non farsi sedurre dalla tentazione del successo e della popolarità.

No ai surrogati di felicità, sì alla gioia di sapersi amati e voluti dal Padre

Papa Leone ci ricorda la straordinarietà della testimonianza del Battista, quantomai attuale in un mondo dove si dà importanza eccessiva alla visibilità, tanto che da essa sono condizionati comportamenti, idee, stati d’animo e ne derivano sofferenze e divisioni. Si diffondono così surrogati di felicità, stili di vita effimeri, deludenti, imprigionanti di cui non abbiamo bisogno, perché, come ci ricorda il Papa, “la nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli”.

L’amore di Gesù è nel suo farsi prossimo a noi

Leone sottolinea come l’amore di Gesù non si manifesti con effetti speciali ma consista nel condividere la nostra fatica, i nostri pesi e nel mostrarci quanto valiamo ai suoi occhi.
Per questo è importante non farsi trovare distratti al suo passaggio e non profondere energie in inutili apparenze, ma piuttosto amare le cose semplici e sincere, “vivendo con sobrietà e profondità di mente e di cuore, accontentandoci del necessario e trovando possibilmente ogni giorno un momento speciale, in cui fermarci in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare, insomma a fare deserto, per incontrare il Signore e stare con Lui”.
Queste consolanti parole riportano alla memoria anche tanti insegnamenti che riceviamo ogni giorno dal carisma francescano, un carisma che in questo anniversario degli 800 anni dal Transito del Poverello di Assisi attraverserà ancor più la Chiesa Universale.

La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani e il pensiero all’Africa

Al termine della preghiera dell’Angelus, il Papa ha incoraggiato i fedeli a pregare nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che è alle porte. Il richiamo costante all’unità nel suo Pontificato, evidente sin dalla scelta del motto “In Illo uno unum” (“Nell’unico Cristo siamo uno”, sant’Agostino, Sermone sull’Esposizione sul Salmo 127), è risuonato ancora più forte in questo invito alla preghiera.
Subito dopo è tornata alla mente anche l’apertura del suo primo discorso dalla Loggia delle Benedizioni (“La pace sia con tutti voi”), quando ha sottolineato “Questo nostro impegno per l’unità si deve accompagnare coerentemente con quello per la pace e per la giustizia nel mondo”. Unità e pace, temi imprescindibili e inscindibili per Leone XIV. Il suo pensiero, infatti, oggi è andato alla popolazione dell’est della Repubblica Democratica del Congo, costretta a fuggire verso il Burundi, a causa della violenza e di una grave crisi umanitaria. Infine, Leone ha assicurato la preghiera per le vittime delle inondazioni in Africa meridionale. La chiusura, al solito, con i saluti ai gruppi di fedeli presenti in piazza San Pietro.

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