Si è conclusa l’esperienza di “A… mare con Gesù” 2026. Settanta ragazzi e ragazze hanno lasciato Margherita di Savoia e sono tornati a casa con sorrisi stampati sui volti e nei cuori.
Margherita di Savoia – Il sole, il mare e il vento. No, non è un modo di dire per descrivere un luogo o un claim per una campagna di marketing territoriale. È uno spazio dell’anima che, grazie a questi elementi naturali, si è creato nei cuori dei settanta ragazzi e ragazze che hanno appena terminato l’esperienza di “A…mare con Gesù”. Il sole è nell’allegria che hanno vissuto e diffuso; il mare nelle domande che li hanno attraversati e interrogati; il vento nelle piccole prove e nei grandi pensieri che li hanno scomodati dal loro quotidiano in questi tre giorni tra sacchi a pelo, servizio, giochi, balli, canti e incontri.
Risonanze cariche di significato
Questa mattina, al risveglio, tutti i partecipanti si sono incontrati nella chiesa del complesso parrocchiale della Beata Maria Vergine Ausiliatrice che li ha ospitati, un complesso che nacque come oratorio Don Bosco, ma che poi, seppure non sia mai stato affidato ai salesiani, è stato intitolato per volontà dell’allora vescovo Mons. Reginaldo Addazi, a Maria Ausiliatrice, che, infatti, insieme a don Bosco, è al centro delle pratiche devozionali della comunità parrocchiale.
Fino alle 10.30, disponendosi a ellisse tra l’altare e i banchi della chiesa, i ragazzi e le ragazze di “A… mare con Gesù”, l’equipe dei giovani della Pastorale giovanile della Provincia dei Frati minori di Puglia e Molise e tutti i frati presenti hanno condiviso le risonanze di queste tre giornate, partendo da due domande “Che cosa mi ha chiesto questa esperienza?” e “Qual è il momento che mi porto a casa di questa esperienza?”. Dalle condivisioni sono emersi vissuti e racconti vividi. Molti partecipanti sono stati colpiti dal fatto che il loro entusiasmo, il loro donarsi abbia spinto persone inizialmente ritrose ad avvicinarsi per i momenti di gioco, di ballo sociale e anche di preghiera. Avevano la percezione che i loro sorrisi provocassero in queste persone un desiderio di riscoprire da vicino non solo la gioia della condivisione ma, in taluni casi, anche il senso del sacro o l’intimità della relazione con il Signore. Per questo, si sono sentiti grati e gratificati e strumenti efficaci per la felicità degli altri. Infatti, una delle espressioni più utilizzate nelle restituzioni è stata “mettersi in gioco”. Don Tonino Bello usava dire ai giovani “La vita giocatevela bene”. Di certo, questi giovani in questi giorni hanno maggiormente realizzato quanto la vita sia bella nel suo aspetto giocoso e anche quanto questo gioco sia serio e che, per giocare bene la propria partita, occorre scendere in campo e farlo al meglio possibile, senza paure o pigrizie. E, su questo, chi non avrebbe bisogno quotidianamente di un bel promemoria a lettere maiuscole? Certamente, questa “sveglia”, questa chiamata alla vita piena in questi giorni è suonata vibrante nell’animo di molti dei presenti.







Farsi trasformare e abbagliare dall’amore di Dio
Terminate le risonanze, divisi in gruppi, i partecipanti insieme all’equipe della Pastorale giovanile e ai frati, si sono dati da fare per portare al belvedere del lungomare, nei pressi della parrocchia ospitante, tutto il necessario per allestire il luogo in vista della messa. Qualche minuto dopo le 11 è iniziata la celebrazione eucaristica presieduta dal Segretario per le Missioni e l’Evangelizzazione della Provincia dei Frati Minori di Puglia e Molise, fra Antonio Cifaratti. A concelebrare, fra Roberto Palmisano e fra Gianfranco Rella. Hanno offerto il loro servizio anche gli altri frati presenti tra cuifra Francesco Tritto per la cura di alcuni aspetti liturgici, fra Antonio Lembo per l’animazione – suonando la tastiera insieme a Michele Salierno alla chitarra, Nico Longo al bongo e con numerosi partecipanti all’organizzazione dell’esperienza alle voci -, poi, fra Alessandro Rutigliano per le letture e fra Giuseppe Piarulli, diacono dal 4 giugno scorso (lo avevamo intervistato qui), per la proclamazione del Vangelo.







La Parola di questa domenica, come ha commentato fra Antonio nell’omelia, è sembrata davvero indovinata per l’esperienza che stava volgendo al termine. La Parabola del Seminatore, infatti, insegna che “il Signore semina la sua Parola ovunque e con fiducia, ma il raccolto dipende dal cuore”. A tal proposito, fra Antonio ha consegnato una domanda a tutti “Qual è il mio stile di vita oggi?”, perché, alla luce di questa parabola, sono quattro le modalità in cui esso si declina: “la strada, che può rappresentare la distrazione, perché oggi siamo sempre connessi e di fretta e alla fine rischiamo di sentirci vuoti; i sassi, che rappresentano la superficialità che è dentro di noi, come quando, ad esempio, ci entusiasmiamo delle novità, delle amicizie, dei nuovi progetti, ma alla prima difficoltà molliamo, non sappiamo stare; le spine, che rappresentano l’ansia, la paura di non piacere, dato che oggi vogliamo piacere a tutti, ci preoccupiamo delle visualizzazioni, dei like, e, alla prima difficoltà, i sogni si spengono e ci fermiamo; infine, la terra buona, che rappresenta l’autenticità della nostra vita, il cuore che non ha paura di ascoltare e di accogliere”. Gesù, quindi, come ha detto fra Antonio, “è quel contadino che viene a seminare nella nostra vita. Il Signore va oltre i limiti, vuole portare nella nostra vita quella Parola che trasforma, che può renderci autentici, liberi”. Bisogna dunque chiedersi se si è disposti a cambiare quel terreno che tante volte abita dentro di noi, a volte fatto di sassi, altre di spine. Se la risposta resta “No”, esperienze come “A… mare con Gesù” non hanno senso, perché allora, invece di celebrare una messa in strada, tra la gente, si sarebbe potuto trascorrere semplicemente del tempo al mare. Accogliere, dire il proprio “Sì”, invece, è la premessa per lasciarsi trasformare. E al Signore ciò che interessa è proprio la disponibilità di un cuore capace di amare. Fra Antonio ha concluso l’omelia, invitando tutti a far entrare dentro di sé la Parola e a farsi trasformare e abbagliare dall’amore di Dio.







Parole di gratitudine
Dopo l’omelia di fra Antonio, la messa è proseguita e, al termine, è intervenuto fra Francesco Tritto che ha ringraziato, in primis, il Signore che dona loro la forza ogni anno di organizzare e vivere un’esperienza simile. Ha poi ringraziato il Ministro provinciale, fra Nicola Violante che consente a tutti loro con il suo sostegno di vivere “A… mare con Gesù” e che, impossibilitato a partecipare per impegni concomitanti, ci ha tenuto comunque a rendersi presente tramite il Segretario ME, fra Antonio Cifaratti. Sono seguiti i ringraziamenti all’equipe provinciale di Pastorale giovanile che si mette a servizio, ai volontari che hanno cucinato, alla parrocchia ospitante guidata da don Gennaro Dicorato, al lido Valerio, a chi ha offerto corrente ed ha accolto i partecipanti per la cena di venerdì sera. E, infine, il grazie più grande ai 70 ragazzi e ragazze che hanno preso parte ad “A mare… con Gesù”. Hanno esuberato il numero inizialmente previsto di 50 ma l’esperienza è andata comunque bene. Tra loro, 9 giovani della Parrocchia San Bernardino di San Severo, che sono stati accompagnati dal parroco fra Gianfranco Rella, il quale, anche se non è parte della Pastorale giovanile, si è messo a servizio per la tre giorni a Margherita. In chiusura, fra Francesco ha ricordato i prossimi appuntamenti quali la Marcia francescana tra il Gargano e Assisi e la giornata di restituzione che ci sarà al termine di tutte le esperienze estive.
Il pranzo conclusivo e i saluti
Terminata la messa e fatta una foto finale di rito sul belvedere, tutti hanno contribuito a riportare ogni cosa presso la Parrocchia B.M.V. Ausiliatrice e ad allestire l’atrio per la condivisione del pranzo domenicale preparato sempre da Vito, Antonella e Gino, a base di pasta con sugo e salsiccia, di anguria e di quel gelato tanto invocato da parte dei più giovani, i quali invitavano fra Francesco con simpatici cori a offrire loro la cremosa bontà, accolta poi da festosi applausi. Per chiudere, hanno ascoltato insieme le note di qualche canzone trasmessa da un megafono, collegato via bluetooth con uno smartphone e utilizzato come cassa.
Poi, dopo i saluti, recuperati zaini e sacchi a pelo, caricati auto e pulmini, tutti sono tornati verso le proprie case, con un po’ di nostalgia e, soprattutto, con la consapevolezza che un “A… mare” così non passa invano per le strade dei propri giorni, ma certamente trasforma.






