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Alla Basilica Madonna dei Martiri di Molfetta la veglia di Pasqua presieduta dal Ministro Provinciale

Ieri sera, presso la Basilica Madonna dei Martiri, nel cui annesso convento vi è anche la sede della Curia Provinciale, la veglia pasquale è stata presieduta dal Ministro fra Nicola Violante e concelebrata da fra Mimmo Casulli, fra Gianni Mastromarino e fra Antonio Cifaratti. A quest’ultimo, affidato il canto dell’Exultet. L’omelia del Ministro si è concentrata sul concetto della “felice colpa”, approfondito anche attraverso lo sguardo del Serafico Padre. Alcune immagini per raccontarvi la veglia sono nella galleria a fine pagina.

Molfetta – Una “notte veramente beata”, per dirla con le parole del canto dell’Exultet. Nella Basilica Madonna dei Martiri di Molfetta, come in ogni chiesa della Provincia, ieri sera è dilagata la luce del Risorto. La veglia pasquale è veramente la madre di tutte le veglie, “mater omnium sanctarum vigiliarum”, come diceva Sant’Agostino. Lo ha ricordato fra Antonio Cifaratti, mentre dava disposizioni ai fedeli prima dell’inizio della veglia, ma poco dopo ne ha parlato, da buon agostiniano, anche Papa Leone XIV durante la sua omelia nella veglia in San Pietro.

I concelebranti

A Molfetta, sede della Curia provinciale, la celebrazione è stata presieduta dal Ministro fra Nicola Violante, di ritorno da una settimana di predicazione nella Diocesi di San Marco Argentano-Scalea, dove fu vescovo il Ven. Padre Agostino Ernesto Castrillo, OFM (ne avevamo parlato ieri qui). Con fra Nicola hanno concelebrato i frati della fraternità di Molfetta, tra cui, il Segretario provinciale fra Mimmo Casulli, il Commissario di Terra Santa fra Gianni Mastromarino e il Segretario per le missioni e l’evangelizzazione fra Antonio Cifaratti. Quest’ultimo ha cantato con perizia l’Exultet e le Litanie dei Santi. Intanto, fra Gianni Gelato, rettore e parroco della Basilica, si occupava di presiedere la veglia presso la Comunità Cenacolo della fraternità Emmaus di Mariotto, dove i frati della Basilica Madonna dei Martiri in questi giorni si sono alternati per offrire un supporto nelle celebrazioni del Triduo santo.

L’omelia affidata al Ministro Provinciale

Dopo tutte le numerose e coinvolgenti letture della notte di Pasqua e dopo la lettura del Vangelo da parte di fra Gianni Mastromarino, il Ministro provinciale fra Nicola Violante ha pronunciato la sua omelia, offrendo all’assemblea un’occasione per meditare sul concetto di “felice colpa”. In poco più di sei minuti, ha tracciato una riflessione che è passata anche attraverso lo sguardo del Serafico Padre San Francesco.

Il concetto della “felice colpa”

La “felice colpa”, ha sottolineato il Ministro, non è esaltazione del peccato ma consta nel riconoscere che l’amore di Dio è più grande di ogni nostra caduta. Molto consolante pensare a quanto il Ministro ha di seguito affermato, ossia che “la felice colpa è il segno di un Dio che non si arrende mai davanti al male”, anche al male che ciascuno di noi può generare con il proprio peccato.
Questo offre occasioni di salvezza e ci dice che il peccato non ha mai l’ultima parola e che, anzi, ce l’ha Dio e è sempre una parola di amore, perdono e vita nuova
L’oscurità, dunque, non è definitiva, perché Dio può venire ad abitare e trasformare le nostre ferite, fragilità, infedeltà e farle diventare luoghi di incontro con la grazia.

Il transito di San Francesco, riflesso della Pasqua del Cristo

Il Serafico Padre, di cui ricorre l’ottavo centenario dalla morte, ha vissuto in modo “profondamente pasquale” il suo Transito verso la vita piena in Dio. Francesco non aveva vissuto una vita perfetta, attraversando talvolta rinunce dolorose, crisi personali, ma aveva lasciato che la grazia trasformasse ciò che viveva. Mentre moriva, ha dimostrato di non aggrapparsi alla vita che stava perdendo, ma di essere capace di fare della morte un canto, chiamandola “sorella”, consapevole che essa costituiva solo un passaggio verso la vita vera. Perciò il suo transito appare come “il riflesso della Pasqua del Cristo nella vita di un uomo che si è lasciato amare fino in fondo”.

Il segreto della “felice colpa” compreso dal Serafico Padre

Proseguendo nella riflessione, il Ministro fra Nicola Violante ha evidenziato quanto San Francesco avesse compreso nel profondo il senso e il segreto della “felice colpa”, e cioè che la grandezza non sta nella perfezione impeccabile, ma nell’abbandono fiducioso alla misericordia di Dio. Francesco aveva imparato che Dio può fare meraviglie proprio a partire dalle fragilità e dalle povertà. “Questa notte”, ha proseguito fra Nicola, “ci chiede proprio questo, non di essere perfetti ma di lasciarci salvare. Forse ognuno di noi porta nel cuore dei fallimenti, dei pesi, forse ci sembra che nella nostra vita siamo irrimediabilmente perduti, ma la Pasqua invece ci dice che nulla è perduto se lo consegniamo a Cristo”.

Un amore che non si ferma davanti a nulla

La felice colpa, dunque, non è giustificazione del male ma proclamazione della potenza della misericordia di Dio, “un amore che non si ferma davanti a nulla, neppure davanti alla morte”.
Occorre, dunque, imparare a vivere questo passaggio pasquale, dalla paura alla fiducia, dalla chiusura all’apertura del cuore, da tutte le situazioni di morte alla vita, lasciandoci prendere per mano dal Risorto e riconoscendo, con stupore e gratitudine, quella “felice colpa che meritò un così grande Salvatore”.

La conclusione della veglia e gli auguri ai fedeli

Al termine dell’omelia, è proseguita la celebrazione con il canto delle Litanie dei Santi, la benedizione del Fonte, il rinnovo delle promesse battesimali e l’aspersione dell’assemblea. Dopo la liturgia eucaristica e prima della benedizione finale, fra Antonio Cifaratti ha formulato gli auguri da parte di tutti i frati della Basilica, anche in luogo del parroco fra Gianni, auspicando che il Risorto, con la sua luce, aiuti ciascuno a riconoscere la bellezza che li circonda in ogni momento della propria esistenza.
A seguire, anche il Ministro provinciale si è associato agli auguri, invitando ognuno a vivere la propria vita con gioia, nella luce del Risorto, non guardando solo a ciò che non va ma riconoscendo il bene.
Dopo la benedizione e il canto finale, il consueto scambio di auguri tra i fedeli dell’assemblea e con i frati presenti in Basilica ha concluso una serata carica di vissuti intensi e di emozioni dal sapore veramente “pasquale”.

Alla Basilica Madonna dei Martiri di Molfetta la veglia di Pasqua presieduta dal Ministro Provinciale

Ieri sera, presso la Basilica Madonna dei Martiri, nel cui annesso convento vi è anche la sede della Curia Provinciale, la veglia pasquale è stata presieduta dal Ministro fra Nicola Violante e concelebrata da fra Mimmo Casulli, fra Gianni Mastromarino e fra Antonio Cifaratti. A quest’ultimo, affidato il canto dell’Exultet. L’omelia del Ministro si è concentrata sul concetto della “felice colpa”, approfondito anche attraverso lo sguardo del Serafico Padre. Alcune immagini per raccontarvi la veglia sono nella galleria a fine pagina.

Molfetta – Una “notte veramente beata”, per dirla con le parole del canto dell’Exultet. Nella Basilica Madonna dei Martiri di Molfetta, come in ogni chiesa della Provincia, ieri sera è dilagata la luce del Risorto. La veglia pasquale è veramente la madre di tutte le veglie, “mater omnium sanctarum vigiliarum”, come diceva Sant’Agostino. Lo ha ricordato fra Antonio Cifaratti, mentre dava disposizioni ai fedeli prima dell’inizio della veglia, ma poco dopo ne ha parlato, da buon agostiniano, anche Papa Leone XIV durante la sua omelia nella veglia in San Pietro.

I concelebranti

A Molfetta, sede della Curia provinciale, la celebrazione è stata presieduta dal Ministro fra Nicola Violante, di ritorno da una settimana di predicazione nella Diocesi di San Marco Argentano-Scalea, dove fu vescovo il Ven. Padre Agostino Ernesto Castrillo, OFM (ne avevamo parlato ieri qui). Con fra Nicola hanno concelebrato i frati della fraternità di Molfetta, tra cui, il Segretario provinciale fra Mimmo Casulli, il Commissario di Terra Santa fra Gianni Mastromarino e il Segretario per le missioni e l’evangelizzazione fra Antonio Cifaratti. Quest’ultimo ha cantato con perizia l’Exultet e le Litanie dei Santi. Intanto, fra Gianni Gelato, rettore e parroco della Basilica, si occupava di presiedere la veglia presso la Comunità Cenacolo della fraternità Emmaus di Mariotto, dove i frati della Basilica Madonna dei Martiri in questi giorni si sono alternati per offrire un supporto nelle celebrazioni del Triduo santo.

L’omelia affidata al Ministro Provinciale

Dopo tutte le numerose e coinvolgenti letture della notte di Pasqua e dopo la lettura del Vangelo da parte di fra Gianni Mastromarino, il Ministro provinciale fra Nicola Violante ha pronunciato la sua omelia, offrendo all’assemblea un’occasione per meditare sul concetto di “felice colpa”. In poco più di sei minuti, ha tracciato una riflessione che è passata anche attraverso lo sguardo del Serafico Padre San Francesco.

Il concetto della “felice colpa”

La “felice colpa”, ha sottolineato il Ministro, non è esaltazione del peccato ma consta nel riconoscere che l’amore di Dio è più grande di ogni nostra caduta. Molto consolante pensare a quanto il Ministro ha di seguito affermato, ossia che “la felice colpa è il segno di un Dio che non si arrende mai davanti al male”, anche al male che ciascuno di noi può generare con il proprio peccato.
Questo offre occasioni di salvezza e ci dice che il peccato non ha mai l’ultima parola e che, anzi, ce l’ha Dio e è sempre una parola di amore, perdono e vita nuova
L’oscurità, dunque, non è definitiva, perché Dio può venire ad abitare e trasformare le nostre ferite, fragilità, infedeltà e farle diventare luoghi di incontro con la grazia.

Il transito di San Francesco, riflesso della Pasqua del Cristo

Il Serafico Padre, di cui ricorre l’ottavo centenario dalla morte, ha vissuto in modo “profondamente pasquale” il suo Transito verso la vita piena in Dio. Francesco non aveva vissuto una vita perfetta, attraversando talvolta rinunce dolorose, crisi personali, ma aveva lasciato che la grazia trasformasse ciò che viveva. Mentre moriva, ha dimostrato di non aggrapparsi alla vita che stava perdendo, ma di essere capace di fare della morte un canto, chiamandola “sorella”, consapevole che essa costituiva solo un passaggio verso la vita vera. Perciò il suo transito appare come “il riflesso della Pasqua del Cristo nella vita di un uomo che si è lasciato amare fino in fondo”.

Il segreto della “felice colpa” compreso dal Serafico Padre

Proseguendo nella riflessione, il Ministro fra Nicola Violante ha evidenziato quanto San Francesco avesse compreso nel profondo il senso e il segreto della “felice colpa”, e cioè che la grandezza non sta nella perfezione impeccabile, ma nell’abbandono fiducioso alla misericordia di Dio. Francesco aveva imparato che Dio può fare meraviglie proprio a partire dalle fragilità e dalle povertà. “Questa notte”, ha proseguito fra Nicola, “ci chiede proprio questo, non di essere perfetti ma di lasciarci salvare. Forse ognuno di noi porta nel cuore dei fallimenti, dei pesi, forse ci sembra che nella nostra vita siamo irrimediabilmente perduti, ma la Pasqua invece ci dice che nulla è perduto se lo consegniamo a Cristo”.

Un amore che non si ferma davanti a nulla

La felice colpa, dunque, non è giustificazione del male ma proclamazione della potenza della misericordia di Dio, “un amore che non si ferma davanti a nulla, neppure davanti alla morte”.
Occorre, dunque, imparare a vivere questo passaggio pasquale, dalla paura alla fiducia, dalla chiusura all’apertura del cuore, da tutte le situazioni di morte alla vita, lasciandoci prendere per mano dal Risorto e riconoscendo, con stupore e gratitudine, quella “felice colpa che meritò un così grande Salvatore”.

La conclusione della veglia e gli auguri ai fedeli

Al termine dell’omelia, è proseguita la celebrazione con il canto delle Litanie dei Santi, la benedizione del Fonte, il rinnovo delle promesse battesimali e l’aspersione dell’assemblea. Dopo la liturgia eucaristica e prima della benedizione finale, fra Antonio Cifaratti ha formulato gli auguri da parte di tutti i frati della Basilica, anche in luogo del parroco fra Gianni, auspicando che il Risorto, con la sua luce, aiuti ciascuno a riconoscere la bellezza che li circonda in ogni momento della propria esistenza.
A seguire, anche il Ministro provinciale si è associato agli auguri, invitando ognuno a vivere la propria vita con gioia, nella luce del Risorto, non guardando solo a ciò che non va ma riconoscendo il bene.
Dopo la benedizione e il canto finale, il consueto scambio di auguri tra i fedeli dell’assemblea e con i frati presenti in Basilica ha concluso una serata carica di vissuti intensi e di emozioni dal sapore veramente “pasquale”.

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