La liturgia penitenziale a San Severo ha concluso il cammino sul Gargano della Marcia Francescana. Durante la liturgia, fra Antonio Cifaratti, Segretario per le Missioni e l’Evangelizzazione dei Frati Minori di Puglia e Molise, che in questi giorni ha accompagnato i giovani con alcuni momenti di catechesi, li ha invitati a riscoprire la conversione come esperienza in cui la consapevolezza di essere amati e perdonati spinge a restituire, riparare, donare. Dopo la riflessione di Cifaratti, fra Antonio Lembo ha rivolto ai partecipanti qualche parola prima che si accostassero al sacramento della riconciliazione, definendolo un luogo prezioso di incontro con Dio.
San Severo (FG) – Una settimana per attraversare il Gargano, partendo da Rodi Garganico e arrivando a San Severo. Questo è il cammino che ha segnato i cuori – gonfi di gioia e desiderosi di perdono – e i corpi – a volte affaticati da acido lattico, bolle e indolenzimenti sparsi – dei giovani marciatori.
Per prepararsi ad arrivare domani pomeriggio al “vascone” antistante al sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli per baciare la terra e procedere festanti con il loro stendardo fino in Porziuncola, ieri pomeriggio hanno vissuto a San Severo una liturgia penitenziale presieduta da fra Antonio Cifaratti. Un momento intenso, centrato sul tema del perdono e della conversione, che ha trovato nella figura evangelica di Zaccheo e nell’esperienza di san Francesco due riferimenti fondamentali per comprendere il significato della misericordia di Dio.
La gioia di essere perdonati
«L’amore di Dio è disposto a mettersi accanto a noi per liberarci», ha affermato fra Antonio Cifaratti, spiegando come il cammino vissuto durante la Marcia abbia portato i giovani a scoprire di essere amati gratuitamente, senza dover conquistare il diritto di esistere.
Da questa esperienza nasce il gesto della restituzione, richiamato attraverso l’episodio di san Francesco che restituisce i suoi vestiti al padre alla presenza del vescovo. Non un gesto imposto, ma la conseguenza di un cuore che si scopre amato.
Zaccheo, il volto della conversione
Meditando il Vangelo di Zaccheo, fra Antonio ha sottolineato come Gesù non inizi dal peccato dell’uomo ma dal desiderio di incontrarlo.
«L’amore incondizionato e gratuito di Gesù precede qualsiasi richiesta di perdono e trasforma il cuore di Zaccheo».
Per questo, ha ricordato ai marciatori, il perdono non è una spugna magica che cancella gli errori commessi: «Il perdono di Dio non cancella il passato facendo finta che non sia successo nulla, ma guarisce il cuore e ci rimette in piedi».







Restituire per diventare liberi
La conversione, ha spiegato fra Antonio, non può fermarsi ai sentimenti. Richiede scelte concrete che riparino relazioni ferite e ricostruiscano fiducia.
«Zaccheo restituisce non per comprare il perdono di Gesù, ma perché si sente già perdonato e amato».
Da qui l’invito a restituire tempo, attenzione, credibilità, fiducia e rispetto nelle relazioni quotidiane.
Tra le immagini più forti restituite durante la riflessione, quella della libertà dal possesso e dall’egoismo: «Le cose che possediamo e da cui non riusciamo a liberarci finiscono per possedere noi».
Verso Assisi con uno zaino più leggero
Richiamando il tema della Marcia, Respira la vita, fra Antonio ha invitato i marciatori a lasciare ciò che soffoca il cuore.
«Il perdono è un balsamo che guarisce le ferite del cuore» e permette di spezzare le catene che tengono prigioniera la vita.
Arrivare ad Assisi, giungere in Porziuncola sarà dunque un’occasione di riconciliazione con la propria storia. Un pellegrinaggio da vivere con la consapevolezza che Dio «non ci toglie nulla, ma con il suo perdono ci ridona a noi stessi».
La riconciliazione, incontro prezioso con Dio
A introdurre il momento delle confessioni è stato fra Antonio Lembo, che ha invitato i marciatori a vivere senza timore il sacramento della Riconciliazione, anche se non si confessavano da molti anni. «Non si guarisce da soli, ma nella relazione con Dio», ha ricordato, definendo la confessione «un luogo prezioso di incontro con Lui».
Fra Antonio Lembo ha invitato, inoltre, a vivere quel momento con calma e come un tempo di festa, al quale avrebbero poi messo «un sigillo tutti insieme con l’arrivo in Porziuncola».
Sei sacerdoti hanno confessato i novanta marciatori per più di tre ore, mentre venivano alternate letture di brani biblici con canti tratti dal libretto della Marcia. Chi terminava la propria confessione, restava seduto con gli altri e viveva un tempo di ristoro per la mente e per il cuore, per assaporare il perdono ricevuto e sostenere i compagni di viaggio con la propria preghiera o il canto.







Terminata la liturgia penitenziale, i marciatori hanno vissuto una serata di festa, all’insegna di danze, buon cibo e allegria, presso la parrocchia di San Bernardino, dove risiede la comunità dei frati minori di San Severo. La festa è stata in parte trasmessa in diretta sulla pagina facebook della parrocchia ed è stata condivisa anche con la comunità.