Una lettura dell’incontro di Papa Leone XIV con i giovani a Santa Maria degli Angeli attraverso quattro dimensioni pastorali che diventano altrettante sfide per le nostre comunità: la luce della Trasfigurazione come principio educativo, la fraternità come primo annuncio del Vangelo, l’accompagnamento alla vocazione come cammino di libertà e la missione come compimento della vita cristiana.
Come può oggi la Chiesa accompagnare i giovani perché non si limitino a cercare esperienze momentanee, ma possano incontrare Cristo, lasciandosi trasformare dal Vangelo e diventando protagonisti di una storia nuova di fraternità e di speranza?
È questa la domanda che emerge dall’incontro di Leone XIV con i giovani nella piazza di Santa Maria degli Angeli, nel giorno della festa della Trasfigurazione del Signore. Un incontro che non può essere letto soltanto come un momento celebrativo, ma piuttosto come una consegna per tutta la Chiesa e, in modo particolare, per la famiglia francescana. Assisi, città nella quale il Vangelo ha assunto il volto concreto della vita di Francesco e Chiara, diventa ancora una volta il luogo nel quale la Chiesa si interroga sul futuro e sulla capacità di annunciare Cristo alle nuove generazioni. La Porziuncola, piccola nella sua dimensione ma immensa nella sua forza spirituale, continua ad essere uno spazio nel quale la memoria diventa profezia e il Vangelo torna a parlare al cuore dell’Uomo. È stato interessante che l’incontro dei giovani europei sia terminato proprio in questa festività liturgica. Questo mistero evangelico illumina il cammino di ogni giovane e di ogni comunità cristiana perché la vita non è destinata a rimanere chiusa nelle proprie paure, nelle fragilità o nelle incertezze, ma può essere trasformata dall’incontro con Cristo.
Il Santo Padre ha ricordato che «la Trasfigurazione è un mistero di luce che ci aiuta ad approfondire il nostro incontro, così gioioso, ma anche denso di interrogativi sul presente e sul futuro». In queste parole troviamo una chiave preziosa per comprendere la sfida della pastorale giovanile oggi: accompagnare i giovani non semplicemente a vivere esperienze religiose, ma ad incontrare una Persona capace di dare senso alla loro storia. In questa prospettiva, l’incontro del 6 agosto scorso può essere letto attraverso quattro dimensioni pastorali che diventano altrettante sfide per le nostre comunità: la luce della Trasfigurazione come principio educativo, la fraternità come primo annuncio del Vangelo, l’accompagnamento alla vocazione come cammino di libertà e la missione come compimento della vita cristiana.
1. La Trasfigurazione per educare i giovani a guardare la vita con gli occhi di Cristo
La festa della Trasfigurazione costituisce la chiave di lettura dell’intero incontro di Leone XIV con i giovani. Gesù conduce Pietro, Giacomo e Giovanni «in disparte, su un alto monte» (Mt 17,1), non per sottrarli alla realtà, ma per insegnare loro a contemplarla con uno sguardo nuovo. Sul monte i discepoli comprendono che la gloria di Cristo non elimina la croce, ma la illumina; non evita la fatica del cammino, ma dona la forza per attraversarla. È questa la prima grande consegna pastorale che il Papa affida alla Chiesa e la pastorale giovanile è chiamata a fare lo stesso: non limitarsi a proporre esperienze emozionanti o iniziative coinvolgenti, ma accompagnare i giovani a scoprire una luce capace di orientare tutta la loro esistenza, perché la fede, non offre scorciatoie, ma una direzione.
Per questo Leone XIV afferma con grande chiarezza: «La Chiesa esiste per portarci in questo dinamismo di ascolto e di decisione, in cui comprendere per chi vivere e come vivere». In queste parole si delinea un autentico progetto educativo. I giovani non chiedono soltanto attività da svolgere, ma desiderano incontrare persone capaci di aiutarli a leggere la propria storia come una vocazione, come una chiamata di Dio dentro la concretezza della vita.
2. La fraternità è il primo linguaggio dell’evangelizzazione
Da questa prospettiva nasce una seconda riflessione. Se il primo compito della Chiesa è accompagnare, il primo luogo nel quale questo accompagnamento si realizza è la fraternità. Viviamo in una società nella quale molti giovani sperimentano la solitudine, la frammentazione delle relazioni e la difficoltà di trovare punti di riferimento stabili. Prima ancora di offrire risposte, la Chiesa è chiamata ad offrire una casa. È significativo che, nell’omelia della Trasfigurazione, il Papa abbia affermato: «Ci de-figuriamo separandoci da Lui e dagli altri; ci trasfiguriamo, invece, nei legami che nutrono e chiamano alla vita». Questa affermazione interpella profondamente le nostre fraternità francescane. Francesco non iniziò la sua missione elaborando un programma pastorale, ma vivendo il Vangelo con tale autenticità da suscitare il desiderio di seguirlo e prima di annunciare il Vangelo con le parole, lo rese visibile con la propria vita. Anche oggi il primo annuncio passa attraverso comunità capaci di accogliere, ascoltare e condividere la vita. Esse possono diventare luoghi nei quali i giovani sperimentano la bellezza della preghiera comune, dell’ascolto della Parola, del servizio ai poveri e del discernimento personale. Non si tratta semplicemente di organizzare attività, ma di generare relazioni che aiutino ciascuno a riconoscere la presenza del Signore nella propria storia.
3. Educare al coraggio delle scelte
Tra le domande rivolte al Santo Padre viene affrontata una delle fragilità più diffuse tra le nuove generazioni, quella della paura delle decisioni definitive. In una cultura segnata dal provvisorio, molti giovani temono che scegliere significhi rinunciare alla propria libertà. La risposta di Leone XIV ribalta questa prospettiva: «Il coraggio di compiere una scelta definitiva è forse l’atto più rivoluzionario». La libertà non raggiunge la sua pienezza evitando ogni scelta, ma trovando il coraggio di donarsi. Anche la pastorale vocazionale è chiamata a ripensarsi in questa prospettiva. Non basta presentare le diverse vocazioni; occorre aiutare i giovani a comprendere che ogni autentica vocazione nasce dall’incontro con Cristo e conduce alla pienezza della vita. Per chi ha il compito di accompagnare i giovani è fondamentale non sostituirsi alle loro decisioni, ma accompagnarli nel discernimento, affinché imparino ad ascoltare la voce del Signore. In questo cammino la testimonianza delle comunità diventa decisiva, perché essa è una fraternità nella quale si respira la gioia del Vangelo. Le vocazioni nascono normalmente dall’incontro con uomini e donne che mostrano, con semplicità, che vale la pena spendere la vita per Cristo.
4. Dalla Porziuncola alla missione per una Chiesa che ripara e invia
L’ultima parte del dialogo con i giovani affronta il rapporto con la Chiesa. Leone XIV riconosce con realismo che molti portano nel cuore delusioni e ferite, ma invita a guardare la Chiesa con gli occhi di Francesco. Il Poverello non scelse la via della protesta o della distanza. Davanti al Crocifisso di San Damiano accolse un mandato che continua a risuonare anche oggi: «Francesco, va’ e ripara la mia Chiesa» (FF 1038). Riparare significa ricostruire la comunione, prendersi cura delle persone ferite, educare alla fiducia e alla riconciliazione. Significa aiutare i giovani a riscoprire la Chiesa come madre e come casa, nella quale Cristo continua a farsi presente attraverso la Parola, i sacramenti e la fraternità. Da qui nasce anche l’ultimo invito del Papa: «Go! Andate! O meglio ancora: andiamo!». Dopo il monte della Trasfigurazione non si può rimanere fermi. La luce contemplata diventa missione, il Vangelo ascoltato diventa servizio, la fraternità vissuta diventa testimonianza. Forse è proprio questa la consegna più preziosa affidata alla famiglia francescana. La pastorale del futuro non sarà misurata dal numero delle iniziative, ma dalla capacità di generare discepoli. Giovani che abbiano incontrato Cristo, imparato a vivere da fratelli, scoperto la bellezza della propria vocazione e scelto di portare, nelle periferie del mondo, quella luce che un giorno ha illuminato il volto di Gesù sul monte della Trasfigurazione e che continua a risplendere nella vita di ogni autentico discepolo.
Il rinnovamento dello stile pastorale francescano
Alla luce di queste quattro dimensioni, siamo chiamati a rinnovare il nostro stile pastorale attraverso scelte semplici ma coraggiose: creando spazi di ascolto della Parola e di incontro personale con Cristo; offrendo percorsi di discernimento e accompagnamento per giovani e famiglie; rendendo le nostre fraternità luoghi autentici di accoglienza, comunione e testimonianza evangelica; favorendo esperienze concrete di vita francescana e di servizio ai poveri; promuovendo una pastorale vocazionale capace di accompagnare ogni persona nella scoperta della propria chiamata; abitando le periferie esistenziali e i luoghi della vita quotidiana con una presenza missionaria più vicina e significativa.
In questo modo, le nostre comunità potranno diventare sempre più luoghi generativi, capaci di trasmettere la gioia del Vangelo e di suscitare nuove forme di vita cristiana.
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(Nell’immagine in alto, il Papa mentre lascia la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, alla fine della celebrazione del 6 agosto scorso, passando tra due ali di giovani, frati e suore di Puglia e Molise che hanno preso parte al GO! Franciscan Youth Meeting)