Fra Rocco Iacovelli, responsabile della Pastorale familiare della Provincia dei Frati Minori di Puglia e Molise, ci parla della Marcia Francescana delle Famiglie, del percorso di quest’anno in Molise e di ciò che questa esperienza offre alle famiglie che scelgono di mettersi in cammino.
Un itinerario spirituale pensato per rileggere la vita familiare alla luce della Parola di Dio. Questo il cuore del cammino che le famiglie di Puglia e Molise stanno vivendo. La loro marcia verso Assisi ha attraversato le città molisane di Campobasso, Baranello, Campochiaro, Venafro. Prosegue da stasera in Umbria tra Foligno e Bettona. Domani 1° agosto, le famiglie si recheranno a piedi all’Eremo delle Carceri e il 2 mattina a San Damiano, dove alle 11 vivranno la messa, presieduta dal Ministro Provinciale fra Nicola Violante, insieme ai giovani marciatori. Poi, proseguiranno il loro cammino verso la Porziuncola dove arriveranno nel primo pomeriggio di domenica insieme a tutti i marciatori.
A raccontarci i dettagli sulla XIX Marcia Francescana delle Famiglie, proposta anche per quest’estate dalla Pastorale familiare della Provincia dei Frati Minori di Puglia e Molise, è fra Rocco Iacovelli, responsabile della Pastorale familiare e tra i frati coinvolti in prima linea nell’organizzazione.
Come è stato strutturato il percorso di quest’anno? In base a quali criteri sono stati scelti determinati luoghi?
La Marcia Francescana delle Famiglie ha un’identità un po’ diversa da quella dei giovani. Chi marcia non è un giovane chiamato a guardare soltanto a sé stesso: la proposta è rivolta a una famiglia che cammina insieme, soprattutto ai genitori, chiamati a guardarsi l’un l’altro e a lasciarsi raggiungere dalle riflessioni e dalle provocazioni che la marcia propone.
Il percorso viene strutturato secondo una dinamica di ascolto, riflessione, confronto e condivisione. Si parte dalle coppie, per poi arrivare a una condivisione assembleare tutti insieme. Il confronto interno alle coppie, riportato poi anche nell’assemblea, diventa un arricchimento per tutti coloro che partecipano.
Circa il percorso, ogni anno scegliamo delle zone che possano abbracciare il territorio della Provincia di Puglia e Molise. In passato abbiamo attraversato le vie del Gargano, più o meno le stesse che hanno attraversato i giovani quest’anno. Quest’anno, invece, con le famiglie abbiamo percorso le vie del Molise: siamo partiti da Campobasso, per poi attraversare le piccole comunità di Baranello e Campochiaro, fino ad arrivare a Venafro. Una volta lasciato il Molise, si prosegue in Umbria, fino ad arrivare ad Assisi.
Quali frati,suore e laici hanno contribuito all’organizzazione della marcia?
A guidare la Marcia Francescana delle Famiglie siamo quattro religiosi: io fra Rocco Iacovelli, padre Miki Mangialardi, suor Stefania e suor Dorine. Con noi, come parte dello staff responsabile dell’organizzazione, ci sono due famiglie che fanno parte dell’équipe provinciale della Pastorale familiare, Vincenzo e Antonella, Emilio e Cristiana. A loro si aggiunge Gianna, una signora che si è prestata per preparare i pasti durante la marcia. E poi c’è Nino che si occupa un po’ della logistica.
Ci sono dei temi in particolare attorno ai quali si svilupperà la marcia di quest’anno?
Il tema su cui si svolge la marcia è lo stesso della Marcia dei giovani. Il coordinamento dei Frati Minori in Italia dà un unico tema e quest’anno è “Respira la vita”. I giovani lo sviluppano nel modo proprio per i giovani, le famiglie nel modo proprio per le famiglie, ma il tema resta unico, perché è bello per noi viaggiare tutti insieme, giovani e famiglie, da diverse parti d’Italia, vivendo lo stesso itinerario proposto e convergendo poi su Assisi.
In quanti partecipano e da quali diocesi e tipologie di realtà associative e/o ecclesiali provengono? In media, quante persone per famiglia partecipano? Quanti bambini/ragazzi marciano con voi? Ci sono adulti che partecipano anche da soli?
I partecipanti alla Marcia Francescana delle Famiglie sono 25 per la parte percorsa in Molise. Circa 50 marciatori alloggeranno a Bettona da stasera e, infine, oltre 100 marciatori da Puglia e Molise attraverseranno la Porziuncola. Partecipano i genitori con i figli, di cui molti sono bambini, e poi c’è anche qualche persona singola. La media è di circa tre persone per famiglia e la maggior parte delle famiglie ha bambini piccoli.
Secondo te, perché queste famiglie rispondono a questa proposta e cosa pensate di poter consegnare loro con questa esperienza?
Le famiglie vivono questa esperienza come un’occasione per misurare la propria vita familiare alla luce della Parola di Dio e degli stimoli di questo cammino che viene loro proposto. Spesso hanno già sentito parlare della marcia e sanno che è un’esperienza abbastanza forte, anche impegnativa e stancante sotto certi punti di vista. Però è un’esperienza che comprende tanti aspetti. Attraverso il dono della Parola, della catechesi, dell’ascolto e della condivisione, immette anche in una dinamica di restituzione. Ovunque si passa, infatti, nelle piccole comunità ospitanti, le famiglie hanno la possibilità di condividere e restituire alle persone che incontrano quanto il Signore sta donando ai loro cuori. Con questa esperienza pensiamo di poter consegnare loro la possibilità di tornare a casa con uno sguardo più positivo e più riflessivo sulla propria vita familiare. Spesso le famiglie, nella vita di casa, vengono travolte dai ritmi quotidiani, dai tempi in corsa, dalle abitudini, dalla necessità di guardare a ciò che bisogna fare, al lavoro, ai servizi domestici. In tutto questo spesso viene a mancare un tempo per la famiglia, un tempo in cui la famiglia abbia la possibilità di fermarsi e di interrogarsi. La marcia restituisce questa opportunità di valorizzare un tempo prezioso che spesso viene a mancare e che noi auspichiamo che ritorni dentro le mura domestiche.
È previsto un momento di restituzione al ritorno per le famiglie?
Sì. Come per i giovani, anche la pastorale familiare, intorno al mese di novembre, organizza un momento successivo all’esperienza vissuta alla marcia, collegando le famiglie al nuovo itinerario proposto per l’anno formativo. In quell’occasione emerge anche quale sia stata l’evoluzione della marcia all’interno della loro casa, quanto hanno saputo custodire di ciò che hanno accolto dalla marcia e se sono riusciti a farlo fruttificare nella ripresa del cammino quotidiano.
Personalmente, come vivi il coinvolgimento nell’organizzazione della marcia e l’esperienza in sé?
Personalmente la marcia mi coinvolge molto, perché per me non inizia a fine luglio, ma molti mesi prima, da quando parte la macchina organizzativa. Mentre inizio ad avviare la preparazione, in me matura man mano un itinerario spirituale e tecnico della marcia. Mi coinvolge, in quanto quello che preparo per poi consegnarlo alle famiglie non solo forma la mia vita, ma proviene anche dal mio vissuto personale, da quanto metabolizzo spiritualmente, da quanto ricevo dalla preghiera, dalla Parola di Dio, dalla Liturgia delle ore, dal contatto con la Sacra Scrittura. La marcia, nella sua programmazione e poi nella sua attuazione, mi coinvolge perché riesce davvero a scalfire qualcosa nel mio cuore. Quello che vorrei consegnare alle famiglie, prima ancora, tocca la mia vita ed è una riflessione che applico a me stesso. Questo vale per me e anche per gli altri religiosi che mi accompagnano in questo cammino e mi aiutano nell’organizzazione della marcia. Non è semplicemente un luogo in cui propongo un prodotto, ma un’esperienza in cui condivido quanto già dentro di me si è formato. Quella piccola vita che inizia a prendere forma in me, poi, man mano, la consegno ai marciatori. Per questo sono pienamente coinvolto e, anche durante la marcia stessa, mi lascio coinvolgere.
Come Pastorale familiare, cerchiamo di fornire alle famiglie gli strumenti necessari, ma mi rendo sempre conto che la marcia, anche se è per loro, allo stesso tempo, come dicevo, arricchisce anche me. Le famiglie magari si aspettano qualche parola utile e necessaria per loro, ma è anche vero che io stesso vengo arricchito dalle condivisioni che consegnano agli altri. Per noi religiosi e per me come frate minore, diventa una fonte di arricchimento per la vita spirituale. Nelle loro fatiche e nelle loro difficoltà ci si rende conto che il Signore è davvero sempre all’opera, continua a seminare e a compiere meraviglie. Dalla marcia, inoltre, si comprende come la vita di un frate minore e la vita di una famiglia siano davvero opere meravigliose di Dio.