Azione Francescana

Scopri il brivido del gioco in tempo reale con i nostri croupier dal vivo su Crazytower, dove un'esperienza di casinò autentica e sicura è sempre a portata di clic.

News dalla Provincia

Don Tonino Bello, profeta della pace disarmata

Oggi, 20 aprile, ricorre il 33° anniversario del dies natalis di don Tonino Bello. Vogliamo ricordarlo in questa giornata con una riflessione sul suo essere stato profeta di quella pace disarmata di cui tante volte parla papa Leone XIV. La relazione sul tema è stata al cuore di un momento di meditazione affidato a fra Alessandro Mastromatteo, vicepostulatore della causa di canonizzazione del Venerabile, in occasione del X Seminario di Pastorale Sociale della CEI, che si è svolto tra fine febbraio e inizio marzo a Brindisi.

Molfetta- Disarmata e disarmante. Questa è la pace di cui papa Leone XIV ha parlato dal momento della sua elezione e che poi è diventata il leit motiv di un pontificato che il popolo di Dio sta scoprendo gradualmente. E mai come in questi giorni è stato messo in luce, quasi per contrasto, proprio dagli attacchi verbali del Presidente degli Stati Uniti a Leone, che hanno evidenziato ulteriormente la forza mite e tenace delle parole del pontefice.
A proposito di pace, occorre ricordare che, nel giorno della Domenica delle Palme (in cui l’omelia si è concentrata su Gesù Re della pace, citando la parola pace ben nove volte, per riprenderla poi altre tre durante l’Angelus, ndr), Leone ha pregato Maria con l’invocazione di don Tonino Bello che recita: «Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. […] E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera».
Ascoltare questa preghiera recitata da Papa Leone, che in questo tempo storico si erge nel panorama internazionale come il più noto e autentico difensore dei valori della pace nel mondo, ci dice l’attualità e la profezia insita in tante parole pronunciate dal Venerabile vescovo.

Don Tonino e la pace disarmata

Quando fra Alessandro Mastromatteo, vicepostulatore della causa di canonizzazione di don Tonino Bello, è stato invitato a parlare al 10° Seminario Nazionale di Pastorale Sociale, intitolato con le parole di Papa Leone “Ogni comunità casa della pace”, ha scelto di concentrare la sua riflessione sulla profezia della pace disarmata che emerge dalle parole, dal pensiero e dall’azione pastorale del vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi (dal 1982 al 1993, ndr).
Per don Tonino, essere profeta di pace è stata una scelta evangelica che ha toccato inevitabilmente una grande varietà di temi, dal lavoro, alla casa, alla dignità, alla politica e all’informazione. E tale scelta andava costruita con strumenti disarmati, quali la coscienza, la parola, la preghiera, la solidarietà, la nonviolenza attiva.

L’azione e la profezia di don Tonino nella diocesi di Molfetta

Nel 1982 don Tonino si insedia come vescovo di prima nomina nella diocesi di Molfetta e si trova a fronteggiare da subito le forti problematiche sociali di quel tempo storico. In un tale contesto, il Venerabile intuisce che, oltre alla carità episodica, serve soprattutto profezia e una condivisione reale con la comunità diocesana. Questa consapevolezza si traduce subito in un’autentica vicinanza agli ultimi e nel sostegno alla lotta per la dignità, come quella portata avanti accanto ai lavoratori delle Ferriere di Giovinazzo. A loro scrive, in una lettera diffusa poco più di due mesi dall’insediamento, tre declinazioni del verbo “condividere” che apparivano già come un programma per il suo ministero episcopale: “condividere la vostra sofferenza, […] i nostri beni, […] la vostra protesta”. Come forma di corresponsabilità, don Tonino abbraccia la protesta e ne fa un linguaggio possibile della ricerca della dignità. La Ferriera alla fine chiuderà comunque, ma l’episodio in don Tonino fa consolidare la consapevolezza che la profezia non garantisce risultati immediati e lo proietta verso la prosecuzione del suo cammino dalla parte dei sofferenti, come farà anche al fianco di migliaia di marinai con relative famiglie, piegati da una crisi che un’importante parte della popolazione molfettese.

La Chiesa secondo don Tonino, “casa per tutti”

La Chiesa per don Tonino deve essere “casa per tutti” e lui vive questo assunto con atteggiamento profetico, impegnandosi in prima linea nella creazione di centri di accoglienza, mense, ambulatori, accogliendo gli sfrattati in episcopio e poi dando ospitalità, in alcuni appartamenti, ai profughi albanesi arrivati nell’estate del 1991. Quest’ultima accoglienza non dà buoni risultati, perché – a suo dire- a questi fratelli non era stato dedicato tempo a sufficienza, dunque non era bastato un tetto sulla testa per farli sentire accolti. “È una pagina di altissima teologia della fraternità” – afferma fra Alessandro nella sua relazione – “dove si coglie che la pace disarmata è un modo di stare insieme, non un elenco di politiche”.

L’importanza di abitare la dimensione politica per don Tonino

Al fine di agevolare la risoluzione dei problemi sociali, don Tonino ritiene che sia importante abitare la dimensione politica. Bisogna, però, farlo formandosi e crescendo in consapevolezza e competenze.
Quando poi don Tonino assumerà il ruolo di presidente di Pax Christi, il tema della pace, sempre intrecciato a quello della giustizia sociale, si farà ancora più esplicito. Così, in un’intervista del novembre 1985 a Luce e Vita, settimanale della diocesi di Molfetta, don Tonino denuncerà la “vergogna nazionale” di fornire ai Paesi sottosviluppati, con una mano, aiuti e, con l’altra, Tornado e carri armati. Ad Assisi, nell’ottobre 1986, affermerà che la pace è un valore senza frontiere, che non si può chiedere solo per sé stessi ma che va difesa ovunque. In un’intervista del 1987, svilupperà il concetto della pace “made in Cielo”, come frutto della conversione del cuore, della preghiera, della fede nella fraternità, come dono che viene da Dio ma che esige la nostra responsabilità.

Il coinvolgimento di don Tonino sui temi caldi dell’attualità locale e globale

Dell’azione pastorale di don Tonino resta anche notevole la capacità di prendere a cuore e affrontare in prima persona i temi caldi dell’attualità locale, ma anche internazionale, esponendosi a più livelli e generando anche un’importante risonanza mediatica. Nel 1988, insieme ai vescovi pugliesi, si batte contro le militarizzazioni nella sua regione, perché la Puglia diventi piuttosto “arca di pace” e non “arco di guerra”. Più in là, durante la Guerra del Golfo, denuncia la censura dell’informazione sulla guerra in atto, con conseguenze inevitabili sul rapporto con la verità, altro elemento importante per costruire una pace disarmata. Poi, interviene anche da Michele Santoro a Samarcanda, dove, accusato di invadere il campo, risponderà con una domanda che ancora oggi scuote con la sua forza: “Di cosa dovrebbe occuparsi un vescovo? Del numero di candele sull’altare, o del colore dei paramenti…?!”.
Questa esposizione mediatica, fa sì che don Tonino venga accusato di presenzialismo e diventi bersaglio di polemiche, ma lui non si piega né si spezza di fronte a questi attacchi, pur di non tradire la coscienza evangelica. Tale atteggiamento è una costante nel suo modo di affrontare tanti episodi della sua vita, come si può riscontrare anche in tutto quanto riportato nella Positio super virtutibus.
Anche dopo le accuse, proseguirà con il suo impegno, volto a fare del Vangelo forma di vita, fino a prendere parte, già malato terminale, alla marcia a Sarajevo del dicembre 1992 per esprimere vicinanza ai popoli dei Balcani dilaniati dalla guerra. Compirà questo gesto anche pensando a quello noto di San Francesco che andò dal sultano nel 1219. A Sarajevo affermerà che gli eserciti del domani saranno uomini disarmati.
La sua affermazione resta una profezia potente che però, ancora in troppe parti del mondo, è urgente che si incarni nella storia. E che lo faccia presto.

Per approfondire

Sul canale YouTube della Provincia dei Frati Minori di Puglia e Molise è disponibile il video dell’intervento. Il canale si può seguire, attivando le notifiche dalla campanella, così da ricevere sempre gli aggiornamenti sui contenuti che vengono caricati.

Alcuni scatti dell’intervento di fra Alessandro Mastromatteo

Don Tonino Bello, profeta della pace disarmata

Oggi, 20 aprile, ricorre il 33° anniversario del dies natalis di don Tonino Bello. Vogliamo ricordarlo in questa giornata con una riflessione sul suo essere stato profeta di quella pace disarmata di cui tante volte parla papa Leone XIV. La relazione sul tema è stata al cuore di un momento di meditazione affidato a fra Alessandro Mastromatteo, vicepostulatore della causa di canonizzazione del Venerabile, in occasione del X Seminario di Pastorale Sociale della CEI, che si è svolto tra fine febbraio e inizio marzo a Brindisi.

Molfetta- Disarmata e disarmante. Questa è la pace di cui papa Leone XIV ha parlato dal momento della sua elezione e che poi è diventata il leit motiv di un pontificato che il popolo di Dio sta scoprendo gradualmente. E mai come in questi giorni è stato messo in luce, quasi per contrasto, proprio dagli attacchi verbali del Presidente degli Stati Uniti a Leone, che hanno evidenziato ulteriormente la forza mite e tenace delle parole del pontefice.
A proposito di pace, occorre ricordare che, nel giorno della Domenica delle Palme (in cui l’omelia si è concentrata su Gesù Re della pace, citando la parola pace ben nove volte, per riprenderla poi altre tre durante l’Angelus, ndr), Leone ha pregato Maria con l’invocazione di don Tonino Bello che recita: «Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. […] E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera».
Ascoltare questa preghiera recitata da Papa Leone, che in questo tempo storico si erge nel panorama internazionale come il più noto e autentico difensore dei valori della pace nel mondo, ci dice l’attualità e la profezia insita in tante parole pronunciate dal Venerabile vescovo.

Don Tonino e la pace disarmata

Quando fra Alessandro Mastromatteo, vicepostulatore della causa di canonizzazione di don Tonino Bello, è stato invitato a parlare al 10° Seminario Nazionale di Pastorale Sociale, intitolato con le parole di Papa Leone “Ogni comunità casa della pace”, ha scelto di concentrare la sua riflessione sulla profezia della pace disarmata che emerge dalle parole, dal pensiero e dall’azione pastorale del vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi (dal 1982 al 1993, ndr).
Per don Tonino, essere profeta di pace è stata una scelta evangelica che ha toccato inevitabilmente una grande varietà di temi, dal lavoro, alla casa, alla dignità, alla politica e all’informazione. E tale scelta andava costruita con strumenti disarmati, quali la coscienza, la parola, la preghiera, la solidarietà, la nonviolenza attiva.

L’azione e la profezia di don Tonino nella diocesi di Molfetta

Nel 1982 don Tonino si insedia come vescovo di prima nomina nella diocesi di Molfetta e si trova a fronteggiare da subito le forti problematiche sociali di quel tempo storico. In un tale contesto, il Venerabile intuisce che, oltre alla carità episodica, serve soprattutto profezia e una condivisione reale con la comunità diocesana. Questa consapevolezza si traduce subito in un’autentica vicinanza agli ultimi e nel sostegno alla lotta per la dignità, come quella portata avanti accanto ai lavoratori delle Ferriere di Giovinazzo. A loro scrive, in una lettera diffusa poco più di due mesi dall’insediamento, tre declinazioni del verbo “condividere” che apparivano già come un programma per il suo ministero episcopale: “condividere la vostra sofferenza, […] i nostri beni, […] la vostra protesta”. Come forma di corresponsabilità, don Tonino abbraccia la protesta e ne fa un linguaggio possibile della ricerca della dignità. La Ferriera alla fine chiuderà comunque, ma l’episodio in don Tonino fa consolidare la consapevolezza che la profezia non garantisce risultati immediati e lo proietta verso la prosecuzione del suo cammino dalla parte dei sofferenti, come farà anche al fianco di migliaia di marinai con relative famiglie, piegati da una crisi che un’importante parte della popolazione molfettese.

La Chiesa secondo don Tonino, “casa per tutti”

La Chiesa per don Tonino deve essere “casa per tutti” e lui vive questo assunto con atteggiamento profetico, impegnandosi in prima linea nella creazione di centri di accoglienza, mense, ambulatori, accogliendo gli sfrattati in episcopio e poi dando ospitalità, in alcuni appartamenti, ai profughi albanesi arrivati nell’estate del 1991. Quest’ultima accoglienza non dà buoni risultati, perché – a suo dire- a questi fratelli non era stato dedicato tempo a sufficienza, dunque non era bastato un tetto sulla testa per farli sentire accolti. “È una pagina di altissima teologia della fraternità” – afferma fra Alessandro nella sua relazione – “dove si coglie che la pace disarmata è un modo di stare insieme, non un elenco di politiche”.

L’importanza di abitare la dimensione politica per don Tonino

Al fine di agevolare la risoluzione dei problemi sociali, don Tonino ritiene che sia importante abitare la dimensione politica. Bisogna, però, farlo formandosi e crescendo in consapevolezza e competenze.
Quando poi don Tonino assumerà il ruolo di presidente di Pax Christi, il tema della pace, sempre intrecciato a quello della giustizia sociale, si farà ancora più esplicito. Così, in un’intervista del novembre 1985 a Luce e Vita, settimanale della diocesi di Molfetta, don Tonino denuncerà la “vergogna nazionale” di fornire ai Paesi sottosviluppati, con una mano, aiuti e, con l’altra, Tornado e carri armati. Ad Assisi, nell’ottobre 1986, affermerà che la pace è un valore senza frontiere, che non si può chiedere solo per sé stessi ma che va difesa ovunque. In un’intervista del 1987, svilupperà il concetto della pace “made in Cielo”, come frutto della conversione del cuore, della preghiera, della fede nella fraternità, come dono che viene da Dio ma che esige la nostra responsabilità.

Il coinvolgimento di don Tonino sui temi caldi dell’attualità locale e globale

Dell’azione pastorale di don Tonino resta anche notevole la capacità di prendere a cuore e affrontare in prima persona i temi caldi dell’attualità locale, ma anche internazionale, esponendosi a più livelli e generando anche un’importante risonanza mediatica. Nel 1988, insieme ai vescovi pugliesi, si batte contro le militarizzazioni nella sua regione, perché la Puglia diventi piuttosto “arca di pace” e non “arco di guerra”. Più in là, durante la Guerra del Golfo, denuncia la censura dell’informazione sulla guerra in atto, con conseguenze inevitabili sul rapporto con la verità, altro elemento importante per costruire una pace disarmata. Poi, interviene anche da Michele Santoro a Samarcanda, dove, accusato di invadere il campo, risponderà con una domanda che ancora oggi scuote con la sua forza: “Di cosa dovrebbe occuparsi un vescovo? Del numero di candele sull’altare, o del colore dei paramenti…?!”.
Questa esposizione mediatica, fa sì che don Tonino venga accusato di presenzialismo e diventi bersaglio di polemiche, ma lui non si piega né si spezza di fronte a questi attacchi, pur di non tradire la coscienza evangelica. Tale atteggiamento è una costante nel suo modo di affrontare tanti episodi della sua vita, come si può riscontrare anche in tutto quanto riportato nella Positio super virtutibus.
Anche dopo le accuse, proseguirà con il suo impegno, volto a fare del Vangelo forma di vita, fino a prendere parte, già malato terminale, alla marcia a Sarajevo del dicembre 1992 per esprimere vicinanza ai popoli dei Balcani dilaniati dalla guerra. Compirà questo gesto anche pensando a quello noto di San Francesco che andò dal sultano nel 1219. A Sarajevo affermerà che gli eserciti del domani saranno uomini disarmati.
La sua affermazione resta una profezia potente che però, ancora in troppe parti del mondo, è urgente che si incarni nella storia. E che lo faccia presto.

Per approfondire

Sul canale YouTube della Provincia dei Frati Minori di Puglia e Molise è disponibile il video dell’intervento. Il canale si può seguire, attivando le notifiche dalla campanella, così da ricevere sempre gli aggiornamenti sui contenuti che vengono caricati.

Alcuni scatti dell’intervento di fra Alessandro Mastromatteo

Cerca