La testimonianza di fra Nicola Violante, Ministro provinciale OFM Puglia e Molise, circa i giorni di questa Settimana Santa trascorsi nella Diocesi di San Marco Argentano-Scalea. Qui fu vescovo il Venerabile Padre Agostino Ernesto Castrillo, frate minore della Provincia di San Michele Arcangelo, dal 1953 al 1955 e le sue spoglie mortali riposano nella cripta della Cattedrale di San Marco Argentano.
San Marco Argentano – Concludere la predicazione della Settimana Santa a San Marco Argentano non è stato soltanto portare a termine un impegno pastorale, ma vivere un tempo intenso di grazia, intrecciato di incontri, volti e storie che hanno dato carne viva al Vangelo annunciato.
La memoria del Venerabile a San Marco Argentano
Questo luogo, segnato dalla presenza del Venerabile Padre Agostino Ernesto Castrillo, continua a custodire una memoria feconda. Non si tratta solo di un ricordo storico, ma di una traccia spirituale ancora percepibile e cioè quella di un pastore vicino alla sua gente, attento agli ultimi, capace di abitare le sofferenze e le speranze del suo popolo. È come se il suo stile evangelico continuasse a suggerire il modo di vivere anche oggi la missione.
In cammino con il Maestro verso la Pasqua
Il filo conduttore, di questi giorni, è stato quello dell’“essere in cammino con il Maestro verso la Pasqua”. Un cammino che la liturgia dei primi giorni della Settimana Santa ci ha consegnato con grande forza e chiarezza. Nel Vangelo del lunedì santo, abbiamo contemplato l’intimità di Gesù a Betania, nella casa di amici, dove l’amore gratuito come quello di Maria che unge i piedi del Signore anticipa e illumina il mistero della sua Pasqua. Un invito a riconoscere che ogni vero cammino di fede nasce da un’esperienza di amore ricevuto e donato. Il martedì santo ci ha posti davanti al dramma del tradimento annunciato: Giuda e Pietro, due volti diversi ma entrambi fragili. In questo passaggio, il cammino con il Maestro si fa più esigente: non è un percorso trionfale, ma attraversato dalle nostre incoerenze. Eppure, proprio qui emerge la fedeltà di Cristo, che non si ritrae davanti alla debolezza dell’uomo. Il mercoledì santo, infine, ci ha introdotti nel silenzio carico di tensione che precede gli eventi decisivi: il gesto di Giuda che si accorda per consegnare Gesù. È il momento in cui il mistero del male sembra prendere spazio, ma anche il momento in cui si rivela, in controluce, la libertà con cui Cristo si dona. Camminare con il Maestro significa allora imparare a stare anche dentro queste ombre, senza perdere la fiducia.



Gli incontri nella Diocesi di San Marco Argentano-Scalea
Dentro questo orizzonte si sono inseriti i tanti incontri vissuti durante la settimana. L’accoglienza ricevuta dal Vescovo, dal Parroco Don Angelo, dai fratelli del seminario e da tutti i fedeli è stata semplice e cordiale, profondamente autentica. Non un gesto formale, ma il segno di una comunità capace di aprirsi e condividere. In ogni volto incontrato si rifletteva qualcosa del Vangelo ascoltato. Particolarmente intensi sono stati gli incontri con gli ammalati. Entrare nelle loro case è stato come sostare accanto al Cristo sofferente del Venerdì Santo. Nei loro racconti, spesso segnati da prove lunghe e silenziose, si percepiva una fede concreta, fatta di resistenza e affidamento. Non poche volte, più che portare una parola, si aveva la sensazione di riceverla. Accanto a questo, l’ascolto di tante storie di vita ha rappresentato un dono grande. Storie di famiglie, di sacrifici nascosti, di ferite e riconciliazioni. È stato come vivere il Sabato Santo dell’esistenza umana: quel tempo in cui tutto sembra sospeso, e tuttavia qualcosa di nuovo si prepara nel profondo.
Momenti significativi durante il Triduo Pasquale
Un momento particolarmente significativo è stato la condivisione delle celebrazioni del Giovedì Santo in Cattedrale. La Messa in Coena Domini, con il gesto della lavanda dei piedi, ha reso visibile il cuore del Vangelo: un Dio che si fa servo. In quella liturgia, vissuta con partecipazione intensa dalla comunità, il cammino con il Maestro si è fatto gesto concreto, invito a vivere la carità non come idea, ma come stile quotidiano.
Ancora più forte è stata l’esperienza del Venerdì Santo, sempre in Cattedrale. L’azione liturgica della Passione, essenziale e profonda, ha immerso tutti in un clima di raccoglimento e contemplazione. L’ascolto del racconto evangelico della Passione, l’adorazione della croce, il silenzio condiviso: tutto parlava di un amore che arriva fino in fondo. In quel momento, le storie ascoltate durante la settimana sembravano convergere lì, sotto la croce, trovando un senso nuovo. E così, passo dopo passo, questo cammino con il Maestro ha condotto verso la luce della Pasqua. Una luce che non cancella il dolore, ma lo trasfigura; che non elimina le ferite, ma le rende luoghi di vita nuova.



La presenza viva del Ven. Castrillo nel quotidiano della comunità diocesana
San Marco Argentano si è rivelato ancora una volta terra di fede viva, capace di custodire e trasmettere il Vangelo nella concretezza della vita. Sulle orme del Venerabile, questa comunità continua a testimoniare che la santità non è qualcosa di lontano, ma un cammino possibile, fatto di piccoli gesti quotidiani, di ascolto, di prossimità.
Sono ripartito portando nel cuore tutto questo: i volti, le parole e le storie. Ma soprattutto la certezza che il Risorto continua a camminare con il suo popolo, oggi come allora.
È Pasqua. Ed è Pasqua davvero, quando il cammino con il Maestro diventa vita.