Azione Francescana

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News dalla Provincia

“La diligente cura della vocazione”: lettera del Ministro provinciale per la Festa di Santa Chiara 2026

Questa sera iniziano le celebrazioni del triduo a Santa Chiara. Di seguito, la lettera del Ministro provinciale dell’Ordine dei Frati Minori di Puglia e Molise, Fra Nicola Violante, inviata per la festa di quest’anno. L’immagine che accompagna la lettera contiene un particolare dell’affresco di Santa Chiara dipinto da Simone Martini nella Basilica di San Francesco ad Assisi.

Carissime sorelle, il Signore vi dia pace.

In occasione della festa di Santa Chiara, desidero raggiungervi con un pensiero di gratitudine e di augurio fraterno. È sempre un dono sostare accanto a voi in questo giorno, nel quale la memoria della vostra Madre si fa più viva, feconda e il suo Testamento continua a risuonare come parola attuale per la vostra vita e per tutta la Chiesa. Si legge all’inizio del Testamento: “tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto ed ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, grande è quello della nostra vocazione. E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate. Perciò l’Apostolo ammonisce: «Conosci bene la tua vocazione».” (TestsC, 2: FF 2823).
Lasciandomi guidare proprio da queste parole, desidero condividere con voi tre semplici riflessioni sul tema
del dono della vocazione e della diligente cura che essa richiede.

La vocazione come dono sempre attuale

Santa Chiara, nel suo Testamento, manifesta con limpida umiltà la consapevolezza che la sua vita è interamente
segnata da una chiamata gratuita del Signore. Non vi è in lei alcuna rivendicazione, ma solo stupore riconoscente. Ella riconosce che il Signore ha preso l’iniziativa, che ha attratto a Sé, che ha custodito e guidato. Questa verità fondamentale illumina anche la vostra vocazione: essa non è frutto di una scelta puramente umana, né semplice risposta a un’ispirazione iniziale, ma dono che continuamente si rinnova. Ogni giorno, infatti, la vocazione si ripropone come grazia da accogliere nuovamente. Non appartiene mai completamente al passato, ma si ridice nel presente come invito del Signore a rimanere con Lui. In questa prospettiva, la festa liturgica di Santa Chiara
diventa memoria viva: non solo celebrazione di ciò che è stato, ma riconoscimento di ciò che ancora accade.

La diligente cura come fedeltà amorosa e perseverante

“Perciò, mosso da un sentimento di paterno affetto verso di noi, obbligò se stesso e la sua Religione ad avere
sempre diligente cura e speciale sollecitudine di noi, allo stesso modo che per i suoi frati.” (TestsC 29: FF 2833). Ricordando le consegne spirituali del Serafico Padre Francesco, Chiara non si limita a ricordare il dono ricevuto, ma esorta con forza alla custodia fedele di ciò che è stato consegnato. Questa “diligente cura” non è semplice attenzione disciplinare, ma atteggiamento spirituale profondo: è la vigilanza del cuore che non lascia disperdere ciò che è prezioso. Si tratta di una cura fatta di perseveranza, di piccoli gesti quotidiani, di ritorno costante all’essenziale. È la capacità di non lasciarsi distrarre da ciò che è secondario, di custodire l’unità interiore, di alimentare la fiamma della vocazione anche quando la luce sembra più tenue. In fondo questa è la forma concreta della fedeltà: non spettacolare, ma reale; non immediata, ma paziente; non rumorosa, ma stabile. Santa Chiara sembra dire che ciò che è stato ricevuto gratuitamente può essere custodito solo gratuitamente, cioè con un amore che non si appropria,
ma che veglia.

Una cura concreta: rinnovare ogni giorno il “sì” della vocazione

Da queste parole nasce anche un’indicazione molto concreta per la vita quotidiana. La “diligente cura”, infatti, non
rimane un ideale astratto, ma prende forma in scelte semplici e ripetute, che costruiscono nel tempo la fedeltà.
Può essere anzitutto il ritornare ogni giorno al cuore della vocazione attraverso la preghiera personale e comunitaria, non come dovere soltanto, ma come incontro vivo con il Signore che continua a chiamare. È il custodire spazi
reali di silenzio, nei quali il cuore si ricompone e ritrova la sua unità davanti a Dio.
È anche il prendersi cura della vita fraterna con gesti concreti di attenzione, di pazienza, di perdono e di ascolto. La
vocazione non si custodisce mai in solitudine: essa si mantiene viva nella qualità delle relazioni, nella capacità di accogliere l’altra come dono e non come ostacolo.
Inoltre, la cura diligente si esprime nel non dare nulla per scontato: né la preghiera, né la fraternità, né i beni semplici
della vita comune. Tutto diventa occasione per rinnovare la gratitudine e per riconoscere la presenza di Dio nelle realtà ordinarie. Infine, ogni giorno può diventare il luogo in cui si rinnova interiormente il proprio “sì” al Signore: un sì silenzioso, talvolta faticoso, ma sempre fecondo. È in questo rinnovamento quotidiano che la vocazione si mantiene giovane, perché continuamente radicata nella sua sorgente.
Carissime Sorelle, vi auguro che questa festa di Santa Chiara sia per voi un tempo di rinnovata consapevolezza del
dono ricevuto e di gioiosa responsabilità nel custodirlo. Che il Signore vi conceda di vivere con cuore semplice e vigilante la bellezza della vostra consacrazione, e che la vostra vita, nascosta con Cristo, continui a essere luce discreta e feconda per la Chiesa e per il mondo.

Con sincera fraternità e preghiera auguro a ciascuna di voi una buona festa della Madre Chiara.

“La diligente cura della vocazione”: lettera del Ministro provinciale per la Festa di Santa Chiara 2026

Questa sera iniziano le celebrazioni del triduo a Santa Chiara. Di seguito, la lettera del Ministro provinciale dell’Ordine dei Frati Minori di Puglia e Molise, Fra Nicola Violante, inviata per la festa di quest’anno. L’immagine che accompagna la lettera contiene un particolare dell’affresco di Santa Chiara dipinto da Simone Martini nella Basilica di San Francesco ad Assisi.

Carissime sorelle, il Signore vi dia pace.

In occasione della festa di Santa Chiara, desidero raggiungervi con un pensiero di gratitudine e di augurio fraterno. È sempre un dono sostare accanto a voi in questo giorno, nel quale la memoria della vostra Madre si fa più viva, feconda e il suo Testamento continua a risuonare come parola attuale per la vostra vita e per tutta la Chiesa. Si legge all’inizio del Testamento: “tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto ed ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, grande è quello della nostra vocazione. E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate. Perciò l’Apostolo ammonisce: «Conosci bene la tua vocazione».” (TestsC, 2: FF 2823).
Lasciandomi guidare proprio da queste parole, desidero condividere con voi tre semplici riflessioni sul tema
del dono della vocazione e della diligente cura che essa richiede.

La vocazione come dono sempre attuale

Santa Chiara, nel suo Testamento, manifesta con limpida umiltà la consapevolezza che la sua vita è interamente
segnata da una chiamata gratuita del Signore. Non vi è in lei alcuna rivendicazione, ma solo stupore riconoscente. Ella riconosce che il Signore ha preso l’iniziativa, che ha attratto a Sé, che ha custodito e guidato. Questa verità fondamentale illumina anche la vostra vocazione: essa non è frutto di una scelta puramente umana, né semplice risposta a un’ispirazione iniziale, ma dono che continuamente si rinnova. Ogni giorno, infatti, la vocazione si ripropone come grazia da accogliere nuovamente. Non appartiene mai completamente al passato, ma si ridice nel presente come invito del Signore a rimanere con Lui. In questa prospettiva, la festa liturgica di Santa Chiara
diventa memoria viva: non solo celebrazione di ciò che è stato, ma riconoscimento di ciò che ancora accade.

La diligente cura come fedeltà amorosa e perseverante

“Perciò, mosso da un sentimento di paterno affetto verso di noi, obbligò se stesso e la sua Religione ad avere
sempre diligente cura e speciale sollecitudine di noi, allo stesso modo che per i suoi frati.” (TestsC 29: FF 2833). Ricordando le consegne spirituali del Serafico Padre Francesco, Chiara non si limita a ricordare il dono ricevuto, ma esorta con forza alla custodia fedele di ciò che è stato consegnato. Questa “diligente cura” non è semplice attenzione disciplinare, ma atteggiamento spirituale profondo: è la vigilanza del cuore che non lascia disperdere ciò che è prezioso. Si tratta di una cura fatta di perseveranza, di piccoli gesti quotidiani, di ritorno costante all’essenziale. È la capacità di non lasciarsi distrarre da ciò che è secondario, di custodire l’unità interiore, di alimentare la fiamma della vocazione anche quando la luce sembra più tenue. In fondo questa è la forma concreta della fedeltà: non spettacolare, ma reale; non immediata, ma paziente; non rumorosa, ma stabile. Santa Chiara sembra dire che ciò che è stato ricevuto gratuitamente può essere custodito solo gratuitamente, cioè con un amore che non si appropria,
ma che veglia.

Una cura concreta: rinnovare ogni giorno il “sì” della vocazione

Da queste parole nasce anche un’indicazione molto concreta per la vita quotidiana. La “diligente cura”, infatti, non
rimane un ideale astratto, ma prende forma in scelte semplici e ripetute, che costruiscono nel tempo la fedeltà.
Può essere anzitutto il ritornare ogni giorno al cuore della vocazione attraverso la preghiera personale e comunitaria, non come dovere soltanto, ma come incontro vivo con il Signore che continua a chiamare. È il custodire spazi
reali di silenzio, nei quali il cuore si ricompone e ritrova la sua unità davanti a Dio.
È anche il prendersi cura della vita fraterna con gesti concreti di attenzione, di pazienza, di perdono e di ascolto. La
vocazione non si custodisce mai in solitudine: essa si mantiene viva nella qualità delle relazioni, nella capacità di accogliere l’altra come dono e non come ostacolo.
Inoltre, la cura diligente si esprime nel non dare nulla per scontato: né la preghiera, né la fraternità, né i beni semplici
della vita comune. Tutto diventa occasione per rinnovare la gratitudine e per riconoscere la presenza di Dio nelle realtà ordinarie. Infine, ogni giorno può diventare il luogo in cui si rinnova interiormente il proprio “sì” al Signore: un sì silenzioso, talvolta faticoso, ma sempre fecondo. È in questo rinnovamento quotidiano che la vocazione si mantiene giovane, perché continuamente radicata nella sua sorgente.
Carissime Sorelle, vi auguro che questa festa di Santa Chiara sia per voi un tempo di rinnovata consapevolezza del
dono ricevuto e di gioiosa responsabilità nel custodirlo. Che il Signore vi conceda di vivere con cuore semplice e vigilante la bellezza della vostra consacrazione, e che la vostra vita, nascosta con Cristo, continui a essere luce discreta e feconda per la Chiesa e per il mondo.

Con sincera fraternità e preghiera auguro a ciascuna di voi una buona festa della Madre Chiara.

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