La mattina di domenica 22 febbraio il card. Ángel Fernández Artime ha presieduto la celebrazione delle 11 dalla Basilica superiore per l’apertura dell’ostensione pubblica e prolungata di San Francesco ed è stata trasmessa in diretta su Rai 1. Ripercorriamo insieme le parole della sua omelia per comprendere al meglio il senso di questa ostensione.
Assisi – Alcuni pellegrini, quando avevano fissato la loro visita alle spoglie di San Francesco nel primo giorno di ostensione pubblica, avevano anche prenotato il proprio posto alla messa delle 11 in Basilica superiore. Non sapevano né avrebbero immaginato che si sarebbero ritrovati a partecipare a una celebrazione a porte chiuse. Quella messa, infatti, sarebbe poi stata trasmessa in diretta su Rai 1 da “A Sua immagine” (rivedi qui la diretta). e avrebbe aperto il mese di ostensione.
L’arrivo dei fedeli
Già dalle 9.30 del mattino del 22 febbraio i fedeli hanno preso posto nella Basilica superiore di San Francesco, mentre la Cappella Musicale della Basilica Papale provava i canti della celebrazione che sarebbe iniziata alle 11.00. Il flusso è stato cadenzato e composto, grazie anche alla gestione degli accessi organizzata da Protezione Civile e volontari. Alle 10.30 la chiesa era piena e si è solo atteso l’inizio della messa, che, per motivi televisivi, è avvenuta a porte chiuse.
Molti dei presenti, dunque, erano semplici pellegrini da ogni parte d’Italia e dal mondo. Tanti i concelebranti tra frati del Sacro Convento, vescovi e sacerdoti accompagnatori dei gruppi e altri convenuti per l’occasione. Presente anche il presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, Davide Rondoni.
Questo tempo di Quaresima con Francesco
All’inizio della messa è intervenuto per un saluto il custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni.
“Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai”. Con questo incipit il custode ha inteso ricordare da subito la provvidenziale coincidenza tra l’ostensione e il tempo di Quaresima, un tempo che ci ricorda che siamo “polvere del suolo plasmata da Dio, ma che da Dio ha ricevuto alito di vita”. Ed è lo stesso mistero che contempliamo nei resti mortali di san Francesco, che sono appunto cenere e povere ossa. Un corpo consumato dall’amore e dal donarsi al prossimo ma riempito dalla vita di Dio.
Concludendo, fra Marco ha augurato a tutti, per il tempo dell’ostensione, di lasciare che lo Spirito operi, perché ciascuno possa “portare frutti buoni per la vita del mondo”.
La scelta tra l’autosufficienza e l’affidarsi a Dio
La celebrazione è stata presieduta dal card. Artime e concelebrata dall’Amministratore apostolico delle Diocesi di Assisi e di Foligno, Mons. Domenico Sorrentino, e dal Vescovo della Diocesi di Charlotte, in Carolina del Nord – USA, Mons. Michael Martin, OFMConv.
Durante l’omelia, il card. Artime ha riannodato i fili con le parole pronunciate il giorno precedente per la celebrazione della traslazione delle spoglie mortali di San Francesco dalla cripta alla Basilica inferiore.
Partendo dalle letture della I Domenica di Quaresima, il Legato per le Basiliche papali di Assisi parla delle due figure presentate da San Paolo nella Lettera ai Romani, Adamo e Cristo. Come “per mezzo di uno solo è entrato il peccato nel mondo, così per mezzo di uno solo è entrata la grazia sovrabbondante”. Così la Quaresima è un tempo che chiama a scegliere tra la logica dell’autosufficienza e del potere e la logica dell’obbedienza fiduciosa a Dio. Un discernimento che Francesco stesso ha vissuto, scegliendo poi di non avere nulla di proprio, benché provenisse da una famiglia benestante, e di affidarsi, di non dominare ma di servire.
“Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia”
Anche il Vangelo di Matteo (4, 1-11) ben si intreccia con la vita di Francesco, che, come Gesù nel deserto, ha vissuto le tentazioni del successo e del potere, ma che poi ha scelto di rispondere riponendo la sua fiducia in Dio. “Ha scelto la minorità contro l’orgoglio. La povertà contro l’accumulo. L’obbedienza contro l’autosufficienza”.
Il cardinale ritrova un parallelismo anche tra Gesù che esce dal deserto per annunciare il Regno e Francesco che esce dal suo deserto interiore per abbracciare il lebbroso, per chiamare fratelli e ricostruire la Chiesa. “Sempre la vittoria sulle tentazioni non chiude mai in sé stessi, ma apre agli altri”, commenta Artime.
La venerazione del corpo di Francesco deve dunque interrogare ciascuno sul proprio deserto, sulle tentazioni che lo abitano e ciò per cui il Signore gli/le chiede un passo di fiducia, certi che, come scrive san Paolo ai Romani, “Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia”. Come insegna Francesco, lasciarsi salvare da Dio, cercare di vivere la santità non è qualcosa per pochi eroi, ma è “la fioritura di chi si fida di Cristo”.