Azione Francescana

Francescanesimo

La traslazione delle spoglie di San Francesco in Basilica inferiore per l’ostensione

Alle 16.00 del 21 febbraio, a seguito dell’estumulazione avvenuta dalle 9 del mattino e durante la celebrazione e la recita dei Primi Vespri della I Domenica di Quaresima, le spoglie mortali di San Francesco sono state traslate dalla cripta alla Basilica inferiore, dove sono state collocate per la venerazione alla presenza di oltre 300 frati di tutti gli ordini. (Foto copertina di R. Carlucci)

Assisi – Già dalle 14.30, in un assolato pomeriggio d’inverno, all’ingresso della Basilica inferiore si intravedeva da lontano una chiazza marrone che si allargava sempre più. Erano i frati dei vari ordini che si apprestavano dalle ore 15.00 a occupare i loro posti nella Basilica inferiore per partecipare alla celebrazione delle 16.00. Avvicinandosi, per provare a cogliere gli umori del momento o a raccogliere qualche dichiarazione, si percepiva sensibilmente l’emozione, il trepidare dell’attesa, la gioia dell’incontro che da lì a poco gli oltre 300 frati avrebbero potuto avere con le spoglie mortali del loro Serafico Padre. Il servizio di accoglienza dei volontari, coordinato dal conventuale padre Rafael Normando, monitorava fiscalmente gli accessi per assicurarsi che entrassero i soli frati. E in effetti, oltre agli operatori per le riprese della diretta Rai, il celebrante cardinale Ángel Fernández Artime, legato per le Basiliche papali di Assisi e pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, e Mons. Domenico Sorrentino, Amministratore Apostolico delle Diocesi di Assisi e Foligno, non vi erano altri che non fossero frati.

I frati in attesa di entrare in Basilica inferiore – Camera Roberta Carlucci

La traslazione delle spoglie e i Primi Vespri

Grazie alle riprese in diretta (rivedi qui il video), è stato possibile vedere come i frati del Sacro Convento abbiano traslato le spoglie mortali di San Francesco dalla cripta, in cui era avvenuta l’estumulazione dalle 9 del mattino, alla Basilica inferiore.
La processione, iniziata dopo la lettura in cripta da parte di Mons. Sorrentino di un brano tratto dalle omelie di Sant’Agostino (cfr. Sermo 275 in Natali martyris Vincentii), ha attraversato il centro della navata della Basilica inferiore tra due ali di frati ed è stata accompagnata dal canto delle Litanie dei santi. Tra i frati, erano presenti per la Puglia, in seconda fila a destra guardando l’altare, i ministri delle Province dei Frati Minori di Puglia e Molise e di Lecce, fra Nicola Violante e fra Massimo Tunno.
Durante la traslazione, suonavano le campane, esattamente come suonarono le campane della chiesetta di Santo Stefano per annunciare alla popolazione di Assisi che Francesco stava per compiere il suo transito. Lo ha ricordato padre Roberto Pasolini, OFM Cap, predicatore per la Casa Pontificia, che, con fra Luca di Pasquale, delegato dei centenari francescani per i Frati Minori di Umbria e Sardegn,a e Aldo Cazzullo, giornalista, scrittore e vicedirettore del Corriere della Sera, ha commentato la diretta di Rai 1 – A sua immagine, trasmessa in Sala Stampa.
A seguire, è iniziata la celebrazione dei Primi Vespri della I Domenica di Quaresima. Dopo la recita dei salmi, è stato letto il capitolo 13 del Vangelo di Giovanni, lo stesso che fu letto a Francesco, per sua volontà, nei suoi ultimi istanti di vita.
Successivamente, tre lettori hanno letto il brano dalla Vita prima di Tommaso da Celano (FF 508-512) sull’“ultima ora” di Francesco. La lettura è stata intervallata dalle antifone della preghiera del Transito “O patriarca dei poveri” e “O santissima anima”.

Traslazione dalla cripta alla Basilica inferiore – Camera Sala stampa Sacro Convento

Le parole del card. Artime

A valle delle letture dal Vangelo e dalle Fonti Francescane, è intervenuto il card. Artime per porgere con la sua omelia una significativa riflessione circa l’intenso momento che si stava vivendo.
Da subito ha inteso sottolineare che l’ostensione non è un evento connotato da uno sguardo nostalgico sul passato, ma è un invito forte e concreto per il presente. Il corpo fragile e povero del santo ricorda che il Vangelo si vive anche con il corpo, con scelte reali, con gesti quotidiani, perché “Francesco non ha amato un’idea di Cristo: ha amato Cristo povero e crocifisso, fino a portarne i segni nella carne”.
Il mese dell’ostensione può essere così occasione di conversione e di grazia. Per il cardinale, è come se il Signore, attraverso questo segno, dica: “Fermatevi. Guardate. Lasciatevi toccare dal mio Amore”. Il cardinale ha ricordato che Francesco chiese a un frate, negli ultimi istanti, di leggergli il capitolo 13 di Giovanni, dove si dice: “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”. Francesco non chiede onori o discorsi ma il Vangelo, “perché la sua vita era stata questo: un continuo ascolto della Parola, un desiderio ardente di conformarsi a Cristo povero e crocifisso”. L’ostensione del corpo di San Francesco, dunque, “diventa una predica silenziosa ma potentissima”. Quel corpo ricorda un amore consumato, “segnato dalle stimmate, piegato dalla penitenza, ma luminoso di pace”.
Come il Signore nel deserto aveva rifiutato le seduzioni del potere, del possesso e del prestigio, così Francesco aveva vinto quelle tentazioni, scegliendo “la minorità contro l’orgoglio, la povertà contro l’accumulo dei beni, l’obbedienza contro l’autosufficienza” e dunque “il Vangelo contro lo spirito del mondo”.
L’auspicio del card. Artime è che l’ostensione provochi domande di senso in coloro che venereranno le spoglie del Serafico Padre: “Cosa dicono a me queste reliquie? Cosa deve morire in me perché Cristo viva davvero? Quale deserto devo attraversare?”. Il cardinale ha poi concluso consegnando alcuni verbi che potranno accompagnare il tempo dell’ostensione: sostare, contemplare, pregare e chiedere la grazia di una trasformazione profonda verso l’amore di Dio e tra di noi.

Card. Artime in venerazione davanti alle spoglie di San Francesco – Camera Sala Stampa Sacro Convento

La conclusione della celebrazione

Al termine dell’omelia, la recita dei vespri è proseguita con il canto del Magnificat, le intercessioni e la preghiera del Padre Nostro, fino alla benedizione conclusiva e al canto finale.
Tra le ore 17 e le 18, tutti i frati presenti in Basilica hanno venerato le spoglie mortali di San Francesco, poste ai piedi dell’altare, e sono stati gli unici a poter toccare la teca in plexiglass che custodisce le reliquie del santo all’interno dell’urna di pietra nella cripta.
A seguire, scaglionati in tre gruppi, i giornalisti accreditati, accompagnati dalla Sala Stampa del Sacro Convento, hanno potuto visitare in anteprima il percorso preparato per i fedeli e venerare le spoglie di San Francesco prima che fosse posta sopra una teca trasparente e antiproiettile per proteggere il corpo del santo durante il mese di ostensione.
Alla fine di questa visita dedicata alla stampa, si è conclusa la giornata per lasciare spazio, dalle 7 del mattino successivo, ai primi pellegrini che si erano prenotati mesi fa per la venerazione delle spoglie del santo.

Visita per i giornalisti con fra Giulio Cesareo – Camera Roberta Carlucci

La traslazione delle spoglie di San Francesco in Basilica inferiore per l’ostensione

Alle 16.00 del 21 febbraio, a seguito dell’estumulazione avvenuta dalle 9 del mattino e durante la celebrazione e la recita dei Primi Vespri della I Domenica di Quaresima, le spoglie mortali di San Francesco sono state traslate dalla cripta alla Basilica inferiore, dove sono state collocate per la venerazione alla presenza di oltre 300 frati di tutti gli ordini. (Foto copertina di R. Carlucci)

Assisi – Già dalle 14.30, in un assolato pomeriggio d’inverno, all’ingresso della Basilica inferiore si intravedeva da lontano una chiazza marrone che si allargava sempre più. Erano i frati dei vari ordini che si apprestavano dalle ore 15.00 a occupare i loro posti nella Basilica inferiore per partecipare alla celebrazione delle 16.00. Avvicinandosi, per provare a cogliere gli umori del momento o a raccogliere qualche dichiarazione, si percepiva sensibilmente l’emozione, il trepidare dell’attesa, la gioia dell’incontro che da lì a poco gli oltre 300 frati avrebbero potuto avere con le spoglie mortali del loro Serafico Padre. Il servizio di accoglienza dei volontari, coordinato dal conventuale padre Rafael Normando, monitorava fiscalmente gli accessi per assicurarsi che entrassero i soli frati. E in effetti, oltre agli operatori per le riprese della diretta Rai, il celebrante cardinale Ángel Fernández Artime, legato per le Basiliche papali di Assisi e pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, e Mons. Domenico Sorrentino, Amministratore Apostolico delle Diocesi di Assisi e Foligno, non vi erano altri che non fossero frati.

I frati in attesa di entrare in Basilica inferiore – Camera Roberta Carlucci

La traslazione delle spoglie e i Primi Vespri

Grazie alle riprese in diretta (rivedi qui il video), è stato possibile vedere come i frati del Sacro Convento abbiano traslato le spoglie mortali di San Francesco dalla cripta, in cui era avvenuta l’estumulazione dalle 9 del mattino, alla Basilica inferiore.
La processione, iniziata dopo la lettura in cripta da parte di Mons. Sorrentino di un brano tratto dalle omelie di Sant’Agostino (cfr. Sermo 275 in Natali martyris Vincentii), ha attraversato il centro della navata della Basilica inferiore tra due ali di frati ed è stata accompagnata dal canto delle Litanie dei santi. Tra i frati, erano presenti per la Puglia, in seconda fila a destra guardando l’altare, i ministri delle Province dei Frati Minori di Puglia e Molise e di Lecce, fra Nicola Violante e fra Massimo Tunno.
Durante la traslazione, suonavano le campane, esattamente come suonarono le campane della chiesetta di Santo Stefano per annunciare alla popolazione di Assisi che Francesco stava per compiere il suo transito. Lo ha ricordato padre Roberto Pasolini, OFM Cap, predicatore per la Casa Pontificia, che, con fra Luca di Pasquale, delegato dei centenari francescani per i Frati Minori di Umbria e Sardegn,a e Aldo Cazzullo, giornalista, scrittore e vicedirettore del Corriere della Sera, ha commentato la diretta di Rai 1 – A sua immagine, trasmessa in Sala Stampa.
A seguire, è iniziata la celebrazione dei Primi Vespri della I Domenica di Quaresima. Dopo la recita dei salmi, è stato letto il capitolo 13 del Vangelo di Giovanni, lo stesso che fu letto a Francesco, per sua volontà, nei suoi ultimi istanti di vita.
Successivamente, tre lettori hanno letto il brano dalla Vita prima di Tommaso da Celano (FF 508-512) sull’“ultima ora” di Francesco. La lettura è stata intervallata dalle antifone della preghiera del Transito “O patriarca dei poveri” e “O santissima anima”.

Traslazione dalla cripta alla Basilica inferiore – Camera Sala stampa Sacro Convento

Le parole del card. Artime

A valle delle letture dal Vangelo e dalle Fonti Francescane, è intervenuto il card. Artime per porgere con la sua omelia una significativa riflessione circa l’intenso momento che si stava vivendo.
Da subito ha inteso sottolineare che l’ostensione non è un evento connotato da uno sguardo nostalgico sul passato, ma è un invito forte e concreto per il presente. Il corpo fragile e povero del santo ricorda che il Vangelo si vive anche con il corpo, con scelte reali, con gesti quotidiani, perché “Francesco non ha amato un’idea di Cristo: ha amato Cristo povero e crocifisso, fino a portarne i segni nella carne”.
Il mese dell’ostensione può essere così occasione di conversione e di grazia. Per il cardinale, è come se il Signore, attraverso questo segno, dica: “Fermatevi. Guardate. Lasciatevi toccare dal mio Amore”. Il cardinale ha ricordato che Francesco chiese a un frate, negli ultimi istanti, di leggergli il capitolo 13 di Giovanni, dove si dice: “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”. Francesco non chiede onori o discorsi ma il Vangelo, “perché la sua vita era stata questo: un continuo ascolto della Parola, un desiderio ardente di conformarsi a Cristo povero e crocifisso”. L’ostensione del corpo di San Francesco, dunque, “diventa una predica silenziosa ma potentissima”. Quel corpo ricorda un amore consumato, “segnato dalle stimmate, piegato dalla penitenza, ma luminoso di pace”.
Come il Signore nel deserto aveva rifiutato le seduzioni del potere, del possesso e del prestigio, così Francesco aveva vinto quelle tentazioni, scegliendo “la minorità contro l’orgoglio, la povertà contro l’accumulo dei beni, l’obbedienza contro l’autosufficienza” e dunque “il Vangelo contro lo spirito del mondo”.
L’auspicio del card. Artime è che l’ostensione provochi domande di senso in coloro che venereranno le spoglie del Serafico Padre: “Cosa dicono a me queste reliquie? Cosa deve morire in me perché Cristo viva davvero? Quale deserto devo attraversare?”. Il cardinale ha poi concluso consegnando alcuni verbi che potranno accompagnare il tempo dell’ostensione: sostare, contemplare, pregare e chiedere la grazia di una trasformazione profonda verso l’amore di Dio e tra di noi.

Card. Artime in venerazione davanti alle spoglie di San Francesco – Camera Sala Stampa Sacro Convento

La conclusione della celebrazione

Al termine dell’omelia, la recita dei vespri è proseguita con il canto del Magnificat, le intercessioni e la preghiera del Padre Nostro, fino alla benedizione conclusiva e al canto finale.
Tra le ore 17 e le 18, tutti i frati presenti in Basilica hanno venerato le spoglie mortali di San Francesco, poste ai piedi dell’altare, e sono stati gli unici a poter toccare la teca in plexiglass che custodisce le reliquie del santo all’interno dell’urna di pietra nella cripta.
A seguire, scaglionati in tre gruppi, i giornalisti accreditati, accompagnati dalla Sala Stampa del Sacro Convento, hanno potuto visitare in anteprima il percorso preparato per i fedeli e venerare le spoglie di San Francesco prima che fosse posta sopra una teca trasparente e antiproiettile per proteggere il corpo del santo durante il mese di ostensione.
Alla fine di questa visita dedicata alla stampa, si è conclusa la giornata per lasciare spazio, dalle 7 del mattino successivo, ai primi pellegrini che si erano prenotati mesi fa per la venerazione delle spoglie del santo.

Visita per i giornalisti con fra Giulio Cesareo – Camera Roberta Carlucci

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