Lo scorso 24 settembre 2025 la richiesta durante l’udienza generale del mercoledì di pregare per tutto il mese di ottobre il rosario per la pace. Sabato 11 ottobre, la preghiera insieme ai fedeli in piazza San Pietro per invocare la pace per l’intercessione della Vergine Maria e per chiedere ai potenti l’audacia del disarmo
Città del Vaticano – Migliaia di persone accorse a Roma per il Giubileo della Spiritualità Mariana hanno avuto la possibilità di vivere un momento singolare, di pregare un rosario con un’intensità rara. Dopo l’invito fatto da Papa Leone XIV a pregare il Rosario per la pace per tutto il mese di ottobre, mese nella Chiesa particolarmente dedicato a questa preghiera, la sera di sabato 11 ottobre, alle ore 18, papa Leone ha condiviso la preghiera mariana con i fedeli in Piazza San Pietro, durante la veglia programmata per l’evento giubilare.
La preghiera dei Misteri della Gioia
La preghiera si è svolta in varie lingue. Le cinque decine dei Misteri Gaudiosi sono state infatti recitate in italiano, inglese, spagnolo, francese e portoghese. Prima dell’inizio di ogni decina del Rosario è stato letto un brano dal documento conciliare Lumen Gentium, in particolare dall’ottavo capitolo che si concentra sul ruolo della Beata Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa. Queste letture intendevano anche sottolineare la ricorrenza nel giorno 11 di ottobre dell’anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, iniziato nel 1962. Tra i fedeli presenti è stata vista ancheCarmela Mancuso, l’ex insegnante di Reggio Calabria residente a Roma, nota per le rose gialle portate a papa Francesco durante le udienze e poi durante i giorni di ricovero al Gemelli.
La statua della Madonna di Fatima
Per il momento di preghiera, sull’altare è stata collocata la statua originale della Madonna di Fatima, che porta nella corona il proiettile che ferì san Giovanni Paolo II in piazza San Pietro durante l’attentato del 13 maggio 1981, giorno in cui si festeggia la Madonna portoghese. Dopo il giro iniziale in papamobile tra i fedeli, prima dell’inizio del rosario, Papa Leone, accompagnato dall’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha offerto alla Madonna di Fátima una rosa d’oro, realizzata per questa occasione dalla ditta “Diego Serpone” di Napoli. Ha poi iniziato la meditazione dei misteri, pregando perché ogni fedele in un mondo lacerato da lotte e discordie possa divenire artigiano di pace.
Le parole poetiche di Turoldo per Maria
Dopo la preghiera delle decina, il Salve Regina e le Litanie Lauretane, Papa Leone, durante la meditazione (leggi qui il testo integrale), ha affermato che Maria, prima dei discepoli, è colei che ci può insegnare ad avere un cuore che ascolta e che si fa frammento di cosmo ospitale. Guardando a lei e “a quel piccolo gruppo di donne coraggiose presso la Croce” possiamo imparare la compassione e il saper sostare “accanto alle infinite croci del mondo, dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, per portarvi conforto, comunione e aiuto”.
Possiamo dunque riconoscerci in lei con queste parole del poeta David Maria Turoldo:
«Madre, tu sei ogni donna che ama;
madre, tu sei ogni madre che piange
un figlio ucciso, un figlio tradito.
Questi figli mai finiti di uccidere».
“Qualunque cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5)
Nel Giubileo mariano, tra le parole di Maria, papa Leone fa risuonare le ultime sue parole che pronunciò a Cana: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Sono un testamento spirituale: Maria non trattiene lo sguardo su di sé, ma lo orienta verso Gesù, il centro della storia e della fede. Sono, dunque, un invito a rendere la Parola gesto concreto, a trasformare la vita da vuota a piena, da spenta ad accesa, accogliendo ogni parola di Cristo, anche quella più difficile da comprendere.
Il monito di Leone “Abbiate l’audacia del disarmo!”
Tra le parole di Gesù, in questa veglia per la pace, Leone non vuole lasciar cadere questa, rivolta a Pietro nell’Orto degli Ulivi: «Metti via la spada» (Gv 18,11). Leone ricorda che “la pace è disarmata e disarmante. Non è deterrenza, ma fratellanza, non è ultimatum, ma dialogo. Non verrà come frutto di vittorie sul nemico, ma come risultato di semine di giustizia e di coraggioso perdono.”
E poi il Papa si rivolge ai potenti del mondo ma anche a ciscun fedele “abbiate l’audacia del disarmo!”. Occorre che ciascuno sia consapevole che “per nessuna idea, o fede, o politica possiamo uccidere. Da disarmare prima di tutto è il cuore, perché se non c’è pace in noi, non daremo pace”.
Un altro sguardo sul mondo
Nella riflessione di papa Leone risuona anche queste parole. I grandi del mondo si costruiscono imperi con il potere e il denaro (cfr Mt 20,25; Mc 10,42). Gesù dice «Voi però non fate così» (Lc 22,26). Egli, cingendosi con un asciugamano e lavando i piedi, invita a guardare il mondo “dal basso”, con lo sguardo degli ultimi: orfani, poveri, stranieri, profughi, feriti. Come canta Maria nel Magnificat, Dio sceglie i piccoli e gli umili per rovesciare la logica del potere e aprire a un futuro nuovo.
Beati voi, operatori di pace
«Beati voi, operatori di pace» (cfr Mt 5,9) è l’ultima parola di Gesù che risuona nella riflessione di Papa Leone. Dio dona gioia a chi costruisce fraternità, preferendo la pace alla vittoria. Occorre camminare con mitezza e determinazione, senza arrendersi. La pace è un percorso quotidiano e Dio cammina accanto a chi la semina con gesti concreti. I pacificati nel cuore diventano pacificatori, strumenti della pace di Dio nel mondo.
La conclusione della meditazione del Papa è affidata a una preghiera rivolta proprio a Maria, “donna pacificata nel profondo”, invocata affinché possa spingere ciascuno ad abbandonare l’opaco egoismo per seguire invece “Cristo, vera luce dell’uomo”.
L’adorazione eucaristica
Terminata la riflessione del Papa, si è tenuto un lungo momento di adorazione eucaristica, forse la prima con Leone XIV davanti a tanti fedeli dopo quella suggestiva di Tor Vergata con i giovani a inizio agosto. L’adorazione è stata accompagnata dalla lettura di un passaggio tratto dal libro del profeta Isaia. A seguire, si è pregato in varie lingue, inglese, polacco, tedesco, cinese e arabo. Il canto Madre fiducia nostra diretto da Mons. Frisina, ha accompagnato il momento finale della benedizione eucaristica.
Perseverare nella preghiera
Come ricordato da Papa Leone all’inizio del Rosario, questo momento comunitario è stato un invito ulteriore a perseverare nella preghiera, perché “non ci stanchiamo di intercedere per la pace, dono di Dio che deve diventare nostra conquista e nostro impegno”. Ora sta a ciascuno dei fedeli continuare per tutto questo mese di ottobre, come aveva chiesto il Papa, ma anche ogni volta che sarà possibile, a sgranare il proprio Rosario per invocare incessantemente una pace disarmata e disarmante in un mondo così tanto attraversato e ferito da conflitti e divisioni.